Sicurezza sulle strade, ecco le talking car per ridurre dell’80 per cento gli incidenti

Potrebbero ridurre addirittura dell’80 per cento il numero degli incidenti stradali. Una vera rivoluzione sociale che passa attraverso una rivoluzione tecnologica, quella delle cosiddette “talking car“, le macchine parlanti, automobili, cioè, che, grazie a nuove tecnologie, riescono a comunicare fra di loro. Si apre una nuova era nell’automotive con riflessi che impatteranno sulla vita sociale delle persone. Il segreto è, appunto, la nuova tecnologia, sviluppata nell’ambito dello scenario dell’Internet delle cose, che consente a due o più veicoli di comunicare fra di loro tutta una serie di dati, dalla propria posizione, ad eventuali malfunzionamenti fino ad una serie di parametri relativi al guidatore, al suo stato psicofisico, alla sua capacità reattiva. Tutte informazioni, veicolate in tempo reale e in maniera automatica senza l’intervento umano, quindi in termini di centesimi di secondo, in grado di fornire indicazioni strategiche sulle decisioni da prendere. Decisioni prese poi, in maniera anch’essa automatizzata, dai veicoli stessi.
Al momento queste capacità tecnologiche di cui già vengono dotate alcune auto di fascia medio-alta sono il frutto di strategie degli uffici marketing dei produttori di veicoli che chiedono agli ingegneri di sviluppare innovazione in questo senso per raggiungere la leadership di mercato di determinati settori ma, presto, potrebbero essere i governi stessi a pretendere che l’industria automobilistica viri con decisione in questa direzione.
Entro pochi anni, per esempio, il ministero dei Trasporti statunitense potrebbe varare la regola secondo cui tutte le macchine nuove devono essere in grado di “comunicare” con le altre attraverso la tecnologia wireless. Addirittura c’è chi ritiene che questa nuova regolamentazione potrebbe entrare in vigore all’inizio del 2017, cioè col presidente Barack Obama ancora alla Casa Bianca.
«Quando queste nuove tecnologie saranno allestite a bordo di tutte le macchine in circolazione, i risultati potrebbero essere a dir poco rivoluzionari per la sicurezza stradale», ha assicurato David Friedman, amministratore della Sicurezza del traffico sulle autostrade del Department of Transportation. Una svolta di portata enorme, se si pensa che solo in America si calcolano circa 30.000  vittime della strada l’anno. In Europa si parla di 40.000 vittime l’anno. E, nel 93 per cento dei casi, dietro c’è l’errore umano, distrazione, stanchezza, errori. O anche guida in stato di ebbrezza o sotto l’uso di stupefacenti. Tutte situazioni di fronte alle quali una “talking car” potrebbe intervenire in maniera proattiva, salvando vite umane.
Questa “connected vehicle tecnology” rappresenta un importante passo avanti verso vetture senza pilota, già sperimentate da tempo da ricercatori della Silicon Valley, come l’oramai celebre Google Car in grado di prendere le normali decisioni sui percorsi da adottare ma, anche, quelle più critiche, su eventuali imprevisti di fronte ai quali reagire scegliendo la soluzione migliore. Una prerogativa, quella di macchine così dotate dal punto di vista tecnologico, che, tuttavia, non è solo straniera. Da tempo in Italia vi sono vari distretti di innovazione tecnologica che stanno sviluppando qualcosa di simile. E già l’estate scorsa, a Parma, si è vista un’auto senza pilota, sviluppata dal VisLab dell’Università di Parma, districarsi fra incroci, rotonde, semafori e traffico cittadino. L’obiettivo è sempre lo stesso: abbattere radicalmente il numero di vittime della strada. Un traguardo che appare oramai a portata di mano.