Sesso, droga, rock & roll e la “A” di anarchia: la sinistra ci riprova, fermiamola

Riassumiamo: nel giro di poche settimane il circo equestre della politica – con i trapezisti, i clown, i domatori di leoni e i nuovi smacchiatori di giaguari – ha dato modo agli sgominatori di mettersi in mostra. E così c’è stata la corsa a chi la sparava più grossa. Il problema è che non siamo in presenza di un gioco, visto che le conseguenze cominciano già ad essere negative. In ordine cronologico, si è cominciato con le nozze gay (e i sindaci di sinistra subito si sono dati da fare “creando” fantomatici registri e sottoregistri), per poi puntare sulle adozioni gay con fiumi di dichiarazioni di esperti e trasmissioni televisive tutte intente a raccontarci quanto crescano bene i bambini con due “papà”. E solerti magistrati hanno preso la palla al balzo per dare minorenni in affidamento alle coppie gay. Immediatamente dopo c’è stata la trovata dei moduli scolastici, sui quali non dovevano più apparire le parole “madre” e “padre”, da sostituire con “genitore 1″ e “genitore 2”. Anche in questo caso, solerti presidi hanno provveduto alla svolta, tra le proteste della platea scolastica. A ritmo frenetico è venuta fuori un’altra idea, distribuire agli asili le fiabe omosessuali. E immediatamente qualche istituto ha provveduto, sempre per inginocchiarsi ai desiderata della sinistra. Nel contempo è rispuntata la polemica sul Crocifisso nelle aule e alcuni insegnanti ne hanno approfittato per toglierli. Per non parlare della “ministra” Carrozza, che ha svilito il ruolo della famiglia. Per completare il quadro, si torna agli anni ’70 al ritmo di Sex & Drugs & Rock & Roll, con le proposte sulla liberalizzazione della droga e annesso muro contro muro («la droga – avverte Gasparri – porta alla dipendenza e quindi alla morte, questa è l’unica certezza… nessuno si illuda di liberalizzarla, in Parlamento sarà battaglia»). Tutti questi elementi, presi nel loro complesso, provano due cose: la prima è il tentativo della sinistra di imporre una logica da sempre minoritaria, approfittando della presenza di un premier “democratico”. La seconda è l’azione di smantellamento dei pilastri su cui si fonda la nostra società. Una società in disordine, senza canoni e senza controlli, una sorta di anarchia mascherata. E allora nessuno si meravigli se gli episodi di bullismo diventano un vanto su facebook (come accaduto per l’assurda aggressione a una ragazza da parte di una coetanea con calci e pugni nei punti più a rischio, alla presenza di tanti ragazzi che se la ridevano). E nessuno si meravigli se diventa un’opera d’arte – come rivelato dal quotidiano Qelsi – una scultura di una giovane artista che (per far notizia) ha rappresentato una bimba completamente nuda, crocifissa come Cristo. L’intento voleva essere quello di denunciare le violenze sui minori. Ma l’immagine choc fa venire qualche dubbio. Perché a tutto c’è un limite, anche alla ricerca di notorietà.