Se la Ragazza con l’orecchino di Vermeer va a braccetto con il Che…

La “Ragazza con l’orecchino di perla”, il celebre quadro di Vermeer che tutti vogliono ammirare (per la mostra che lo ospita a Bologna si segnala già il record di centomila prenotazioni) è candidato a diventare l’immagine femminile più gettonata del 2014, superando la sfruttatissima Gioconda. Un capolavoro che si presta talmente alle regole della comunicazione globale che a Bologna il volto della ragazza di Vermeer è diventato testimonial pro-aborto. È bastato disegnare un fumetto accanto alle labbra della sconosciuta modella del pittore olandese con la scritta: meno obiettori, più consultori. Nel giorno della mobilitazione abortista contro la restrittiva legge spagnola sull’interruzione di gravidanza quel viso misterioso, immortalato a metà del Seicento in una tela divenuta leggendaria, è diventato icona di un immaginario anti-life. Un destino che potrebbe ripercorrere le stesse tappe già battute dalla Marilyn di Andy Warhol o, per sconfinare su un terreno più propriamente politico, del celebre volto del Che. Ma è presto per dire se la Ragazza di Vermeer farà scendere dal podio la libertaria Marianne dei francesi come simbolo caro al mondo femminile che si colloca sotto il segno della sinistra. Certo, il viso è già post-femminista: senza rabbia, senza aggressività, con quegli occhi che parlano di stupore e di incertezza… E del resto va ricordato che l’idea di far parlare i quadri non c’entra con la politica ma è una divertente trovata di un giovane ingegnere informatico che ha aperto un’apposita pagina su Facebook (Se i quadri potessero parlare) che ha un crescente successo di pubblico.

La tendenza a riservare al dipinto di Vermeer il trattamento in genere attribuito alle icone dell’immaginario  contagia anche i critici d’arte. Di recente Philippe Daverio ha bollato la mostra bolognese come evento mediatico al di sotto dei debiti canoni artistici. Così, a suo avviso, la Ragazza si riduce a una Barbie col turbante. Tutti a spintonarsi dietro un vetro per guardarla un attimo, dimenticandosi del suo papà Vermeer e del contesto in cui è maturato il dipinto… Ma la colpa non è solo della mostra bolognese. La Ragazza era già un simbolo prima dell’allestimento felsineo, grazie a un vendutissimo romanzo di Tracy Chevalier e in virtù del film di Peter Webber con Scarlett Johansson (2004). La carriera di icona globale era già cominciata da un decennio, dunque, e sembra andare a gonfie vele. Magari, alla fine, le Femen si metteranno anche loro l’orecchino di perla…