Schettino risale a bordo della Concordia: alla ricerca della sua “verità”…

A due anni da quel tragico naufragio che costò la vita a 32 persone, Francesco Schettino torna a bordo della Concordia. Forse vuole davvero assistere in prima persona alla perizia che motiva il nuovo sopralluogo su quel che resta della nave da crociera, il cui mastodontico scheletro è arenato dal 13 gennaio del 2012 al largo dell’isola del Giglio. O forse vuole soprattutto esorcizzare l’orrore dei ricordi di quella concitata notte di panico, disperazione e morte. E magari, contestualmente, riabilitare agli occhi dell’opinione pubblica la sua immagine di capitano che ha abbandonato la nave che si reclinava su un fianco e affondava: un’immagine schiacciata sotto il peso di quelle lamiere che hanno continuato a mietere vittime anche durante le operazioni di rimozione del relitto. Un’immagine, incredibilmente rilanciata proprio in questi giorni di Carnevale da un’Italia pronta a riconoscersi, satiricamente, nella “maschera Schettino”, emblema di patetismo e debolezza.

Un ritorno sul luogo del delitto dalle molteplice valenze, dunque, e sicuramente da imputato: come ribadito in un’udienza dal presidente Giovanni Puliatti, che ha sottolineato come Schettino potrà assistere alla perizia, ma non avendo facoltà di parola. Un convitato di pietra, insomma, che da questa giornata si aspetta di poter «contribuire all’accertamento della verità, mettendoci la faccia», ha dichiarato più volte Schettino nelle ultime 48 ore che lo hanno visto aggirarsi come un fantasma per quell’isola, teatro dell’incubo di una notte che continua a deflagrare nella memoria degli italiani. «Sono qui – ha quindi aggiunto – per assistere i miei consulenti impegnati negli accertamenti necessari a comprendere le cause e le dinamiche del mancato funzionamento di alcune apparecchiature», apparecchiature che hanno smesso di funzionare subito dopo l’impatto con le Scole.

La ricerca della verità, dunque, spinge Schettino a risalire a bordo: ma una nuova verità mediatica o una diversa verità processuale? Difficile dirlo: certo è che con questa nuova tappa del cammino giudiziario Schettino sembra aver cambiato strategia difensiva, puntando tutto su quello che finora ha subìto: un nuovo processo mediatico. Che, per ovvie ragioni, necessita dunque dell’evento: e quale occasione migliore del ritorno sull’isola e sulla Concordia? Certo, il sopralluogo sulla nave è propedeutico anche alla nuova linea difensiva dei suoi avvocati, incentrata su presunti guasti e negligenze di cui sarebbe responsabile la compagnia armatrice – e in questo senso aiuta non poco, Schettino e i suoi legali, l’apertura da parte della procura di Grosseto di un fascicolo intestato a due dirigenti della Costa per la recente manomissione dei sigilli sul relitto – ma c’è di più.

C’è tutto quello a cui rimandano gli scatti già diffusi in Rete del comandante che lascia la casa presa in affitto all’Isola del Giglio. Che raggiunge il porto insieme al suo avvocato Domenico Pepe per le operazioni preliminari al sopralluogo a bordo del relitto. I flash dell’auto sui cui viaggiava “scortata” da una barriera di operatori tv e fotografi che ne hanno quasi bloccato la marcia. Dell’ufficiale circondato dai microfoni a cui rifiuta di parlare, come evita di rispondere alla contrarietà espressa a chiare lettere dal sindaco dell’isola, Sergio Ortelli, che su questo segutissimo “ritorno” ha dichiarato: «Più che i due giorni di Schettino al Giglio, sono importanti i due anni dalla tragedia della Concordia». Poi, sottolineando «l’indifferenza» dei gigliesi ha aggiunto: «Gli atti più eclatanti Schettino li ha compiuti sbarcando dal traghetto». E chissà, magari anche risalendoci…