Sanremo, il festival della parolaccia. E gli italiani cambiano canale: 5 milioni di spettatori in meno

«Guardavo Sanremo l’altra sera con mio figlio di 5 anni accanto. Comincia un monologo di Luciana Littizzetto. Tra battute oggettivamente banali che neanche i nostri liceali fanno più, ecco un “colpo di minchia”, una “pippa” e sonoramente un “vaffanculo”. Guardo l’orologio: ore 21,40. Mio figlio mi chiede “perché dice le parolacce questa signora?” Ho provato a spiegargli che vorrebbe far ridere. Ma ecco un altro “colpo di minchia”. A quel punto ho cambiato canale». Lo scrive un lettore di Repubblica in una protesta via e-mail titolata “Quanta volgarità in questo Festival”. Una lettera che, curiosamente, finisce impaginata proprio accanto alla rubrica quotidiana “L’Amaca” di Michele Serra, che figura anche tra gli autori di Fabio Fazio. Lo stesso Serra che, fino a due anni fa, finché non ha cominciato a collaborare come autore del Festival di Sanremo, massacrava la kermesse sanremese e invitava a boicottarne la visione. Tutto cambiato da quando ci sono autori radical-chic che nobilitano la rassegna della canzonetta. E pazienza se la Littizzetto inanella una gaffe dietro l’altra. «Tu sei cubano e ora giochi a Napoli. Sono più buoni i sigari cubani o le Camel di contrabbando?», ha chiesto a un ospite. Fosse stata allo stadui, la sua battuta avrebbe comportato la squalifica per “discriminazione territoriale” della sua curva. Ma nella kermesse radical-chic è tutto permesso. Come il sonoro “vaffanculo” rivolto alle dive che non ammettono ritocchi quando si ritoccano. Detto da lei è “pulito”, “liberatorio”, non è mica volgare. Basta leggere la difesa d’ufficio dell’Unità (tra gli autori del Festival c’è anche Francesco Piccolo, storico collaboratore del quotidiano). «Non si passi per “trasgressione” l’invito di Lucianina ad andarsene a quel paese: dopo i “vaffa day” grillini il fatto che approdi a Sanremo rende il suddetto “vaffa” praticamente istituzionale». Ecco, a questo punto ci vorrebbe una risposta alla Littizzetto. Un risposta, per ora, l’hanno data i telespettatori. La quarta serata ha subito un ulteriore calo di ascolti. Una media di 8 milioni 188 mila i telespettatori (share del 37.97%). La stessa serata dell’anno scorso aveva ottenuto in media 13.036.000 (47,55%). Cinque milioni di spettatori e dieci punti di share in meno. Mai così male dal 2008, ai tempi del tanto bistrattato Pippo Baudo. Il crollo è confermato. Stavolta il vaffa lo hanno detto gli italiani.