“Salve, sono Silvio e non amo la rottamazione”. Il Cavaliere rispunta in Sardegna con Toti e Cappellacci

«Sui giornali leggo solo stupidaggini, su maretta o non maretta e su rottamazione in Forza Italia». Silvio Berlusconi, oggi a Cagliari per una convention elettorale a sostegno del candidato governatore del centrodestra, Ugo Cappellacci sgombra il campo dalle voci di un azzeramento delle cariche all’interno del partito. Poi ha introdotto il volto nuovo del partito. «Ho chiesto a un mio amico che da oltre vent’anni lavorava in Mediaset di venirmi a dare una mano: ha rinunciato a uno stipendio altissimo, come tutti quelli che lavorano in Mediaset. Ve lo presento, si chiama Giovanni Toti ed è venuto per amore mio, ma voglio precisare che non siamo due gay». Con questa battuta ha quindi invitato Toti ad alzarsi dalla platea e a ricevere gli applausi dei militanti. «Non vogliamo rottamare nessuno – ha ribadito il leader di Forza Italia – perché se c’è qualcuno che in 50 anni ed oltre della sua carriera come imprenditore e uomo delle istituzioni, e che ha avuto totale rispetto di tutti e totale vicinanza con i collaboratori e amici, questo signore si chiama come mi chiamo io». Poi, venendo ai problemi dell’isola, il Cavaliere si è detto «addolorato per tutto quello che lo Stato italiano non ha fatto per la Sardegna, ma in Italia dal 1948 è sbagliato il modo di votare. La Costituzione è stata concepita perché non ci fossero le condizioni capaci di dar vita ad un nuovo regime, ma così facendo non si è dato nessun potere al governo». Prendendo spunto dalle critiche del governatore sardo Cappellacci, che ha parlato prima di lui, è tornato a parlare di Costituzione. «I padri costituenti – ha detto il leader di Forza Italia – non hanno dato poteri al governo ma ai due rami del Parlamento e alla Corte Costituzionale. Nei nove anni che sono stato al governo non ho avuto i poteri per ottenere i risultati che speravo, non ho potuto fare quelle profonde riforme necessarie per stare al passo con il resto dell’Europa, come la riforma della burocrazia, la riforma del lavoro e del fisco, ma soprattutto – ha concluso Berlusconi – la riforma della giustizia, una mancanza che grida ancora vendetta».