Renzi-Letta, due ore di gelido confronto. Il premier non vuol dimettersi, il segretario del Pd ha già pronti i ministri

“Dopo l’incontro ognuno è rimasto sulle sue posizioni”. Le prime indiscrezioni che trapelano da Palazzo Chigi, dopo il confronto tra Enrico Letta e Matteo Renzi, parlano di una fumata nera, nerissima. Come il volto del segretario del Pd all’uscita dal palazzo, a bordo di una Smart blu prestatagli dal deputato Ernesto Carbone, poi direttasi al Largo del Nazareno dove ad attendere l’aspirante premier c’erano i suoi fedelissimi. Ai cronisti in attesa, il segretario del Pd non ha rilasciato dichiarazioni, poi s’è chiuso nelle stanze della sede con il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini, il responsabile organizzazione Luca Lotti, il responsabile Enti locali Stefano Bonaccini, il responsabile riforme Maria Elena Boschi, quella per il lavoro Marianna Madia e il ministro Graziano Delrio. Quello con Renzi è il primo di una serie di confronti che Letta dovrebbe avere in giornata con i leader di tutte le forze della maggioranza (Pd, Ncd, Sc, Pi, Udc, Cd, Psi) mentre domani si terrà la decisiva direzione Pd, anticipata rispetto alla convocazione del 20 febbraio, ma la svolta potrebbe essere anticipata. Letta, a quanto pare, non sembra intenzionato a farsi da parte, anzi: vuole essere, eventualmente, sfiduciato dal suo Pd in Parlamento, ma dopo aver presentato un programma di rilancio dell’azione di governo. Renzi, dal canto suo, ha già pronta anche la lista dei ministri, con i soliti nomi, dalla Madia a Del Rio e qualche bizzarra chiamata di big come la Boldrini e lo scrittore Baricco. Ma la trama del “golpe” piddino è ancora tutta da scrivere.