Renzi cancella il ministero della Kyenge. Ma nessuno lo accusa di razzismo (e la Boldrini tace)

Parliamoci chiaro, se da quella porta del Quirinale fosse sbucato Silvio Berlusconi (ma anche Angelino Alfano o Giorgia Meloni) con la lista dei ministri in mano depurata dalla presenza del dicastero dell’Integrazione – quel luogo dello spirito e della demagogia spicciola nel quale Cècile Kyenge si muoveva con la grazia di un elefante in una cristalleria – a quest’ora sarebbe già partita una fiaccolata contro la destra razzista e la deriva da Ku Klux Klan del Paese, probabilmente capitanata da Laura Boldrini e da qualche esponente del  “politically correct” di sinistra. Invece, con un tratto di penna, le grandi battaglie della congolese naturalizzata italiana, dallo “Ius soli” all’abolizione della Bossi-Fini, sono state bannate dai piani del rottamatore fiorentino, che ha trattato il ministero dell’Integrazione alla stregua di un ramo secco da tagliare. Una scelta che andrebbe lavata in un mare di critiche, di editoriali indignati e di scandalizzati commenti da parte dei media di sinistra. Ma domani, statene certi, sui giornali di area Pd non troveremo una riga di biasimo, la Kyenge non protesterà, la Boldrini non si indignerà, come invece faceva sempre, giustamente, per le offese (spesso becere e inaccettabili) rivolte all’oculista congolese dai leghisti. Anzi, ieri il presidente della Camera ha lodato prontamente Renzi per la scelta di otto donne nell’esecutivo, sorvolando sul taglio del ministero delle Pari opportunità, quasi come se contasse solo la pari rappresentanza nei palazzi della politica e non nella società civile.

Ma la domanda sorge spontanea: perché il neo premier ha cancellato proprio il ministero della Kyenge, uno di quelli senza portafoglio, a costo zero o quasi? La risposta è semplice: quella poltrona, in sè, racchiude il germe del populismo e della retorica perché ha a che fare con un tema complesso, epocale,  che affrontare da sinistra con spirito accademico e solidarietà di facciata  rischia di trasformarsi un un terribile boomerang politico per il Pd e in una miccia pronta a essere innescata per la maggioranza puntellata dal Nuovo centrodestra. Renzi tutto questo lo ha capito bene. E non gli sarà sfuggito l’appello lanciato solo qualche giorno fa da un amministratore di un comune romagnolo, del Pd, che invitava il futuro premier a fissare quote stringenti di ingressi di extracomunitari, denunciando i rischi di un’invasione difficile da spiegare ai cittadini perfino in quelle zone rosse tanto tolleranti e accoglienti. Il taglio della Kyenge (o di chi l’avrebbe dovita sostituire) è dunque un’accorta manovra di “evitamento” messa in atto dal sindaco fiorentino che illumina perfettamente il palcoscenico scivoloso sul quale Renzi, da domani mattina alla 11.30 (orario del giuramento) sarà costretto a pattinare, senza avere la grazia di Caroline Kostner.