Rapporto choc dell’Onu contro il Vaticano: ha permesso abusi su migliaia di bambini

La Santa Sede rimuova «immediatamente» dal loro incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, o che ne è sospettato, perché finora ha «adottato politiche e pratiche» che hanno portato a continuare abusi su decine di migliaia di bambini e all’impunità degli autori. Lo si legge nel rapporto del Comitato Onu sui diritti dei bambini diffuso a Ginevra. Il Comitato, che ha stilato le osservazioni finali in seguito all’esame del rapporto della Santa Sede sul rispetto della Convenzione sui diritti del fanciullo, si dice «seriamente preoccupato» dal fatto che la Santa Sede «non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini». Inoltre «ha adottato politiche e pratiche» che hanno portato alla prosecuzione di abusi e all’impunità degli autori. Le testimonianze presentate dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani hanno elencato casi di abusi commessi negli Stati Uniti, in Irlanda, Messico, Australia e in Gran Bretagna, e chiedono che il Vaticano fornisca risposte su quello che considerano un problema globale. Il 14 gennaio, nel corso di un’audizione pubblica a Ginevra, il Vaticano, attraverso il nunzio apostolico Silvano Tomasi, aveva sottolineato gli sforzi della Santa Sede nel formulare linee guida per le Chiese, citando l’annunciata istituzione di una commissione ad hoc per la protezione dei minori. In risposta al caso particolare dell’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, monsignor Jozef Wesolowski, incriminato per pedofilia. Una tv locale ha ripreso Wesolowski mentre si recava in un edificio noto per la presenza di ragazzini costretti a prostituirsi. Le molestie sessuali nei confronti dei minorenni commesse dall’arcivescovo polacco sono diventate un caso nazionale a Santo Domingo, dopo l’abbandono dello stesso prelato, che per lo status di diplomatico non può essere perseguito. Il capodelegazione vaticano aveva risposto precisando che i religiosi incriminati «non vanno considerati come funzionari del Vaticano, ma cittadini del loro proprio Paese che rispondono alla giurisdizione del loro Paese».