Pinuccio Tatarella ci manca da 15 anni. Il suo resta l’unico progetto di centrodestra credibile

L’8 febbraio di quindici anni fa moriva Pinuccio Tatarella, riconosciuto da tutti come uno dei più importanti politici della destra e del Sud degli ultimi decenni. Il suo cuore smise di battere durante un trapianto di fegato che doveva riportarlo a nuova vita.

La scomparsa di Tatarella non è stata soltanto un dramma personale e familiare, ma “il” dramma di un’intera comunità politica, che avendo perso il suo regista ha inanellato errori talmente gravi da essersi dissolta in una diaspora tuttora senza fine. Il primo sbandamento ci fu pochi mesi dopo la morte di Tatarella, con la nascita del progetto di allargamento al centro di Alleanza nazionale che si presentò alle elezioni europee del 1999 con l’elefantino e l’alleanza con Mario Segni. Da allora ad oggi è accaduto di tutto e la situazione della destra è quella che si legge nei sondaggi.

Tatarella, però, ha insegnato ad intere generazioni non solo l’armonia e l’arte della mediazione, ma anche la tenace volontà di risalire la china dopo le sconfitte. Gli capitò personalmente di doversi riprendere da cocenti sconfitte e lo fece con tenacia e rispetto dei tempi, le stesse qualità che gli furono riconosciute dall’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema al momento della commemorazione nell’emiciclo di Montecitorio. D’Alema disse che Tatarella era stato uno dei pochi politici capace di passare dallo scantinato all’attico grazie ai suoi successi, ma anche di saper passare dall’attico allo scantinato senza perdere coraggio, tenacia e lucidità, risorse che più volte lo fecero risalire ai piani alti della politica.

Spesso ci si chiede che cosa farebbe Tatarella in un momento così difficile per la destra italiana. Personalmente penso che ripartirebbe con il suo solito modo. Lo immagino pronto a fondare uno dei suoi giornali che nella testata già indicavano l’obiettivo, da “Destra politica” a “Destra in movimento”, da “Repubblica presidenziale” a “Il Centrodestra”. Oggi probabilmente il giornale tatarelliano si chiamerebbe “La Coalizione” per darsi come obiettivo la (ri)nascita del centrodestra. Probabilmente il primo titolo sarebbe “Guardare al futuro, aprire il cantiere” e il primo editoriale a sua firma potrebbe essere titolato “Perché serve un centrodestra arioso e plurale”. E forse riproporrebbe quanto scrisse nell’ottobre 1994 sul primo numero de “Il Centrodestra”. Sono passati venti anni, ma sembra scritto ieri. Il titolo era “No al partito unico, sì alla coalizione” e l’invito a tutti era di “rendere finalmente praticabile e attuabile la democrazia compiuta e l’alternanza con due soli schieramenti, non monolitici, non partiti unici, ma sempre e solo due grandi coalizioni in competizione aperta”. E aggiunse che se “l’area progressista e di sinistra, in Italia, è sul 35-40%, perché non costruire il contenitore arioso e plurale per la maggioranza non di sinistra degli italiani?”.

Nonostante manchi da ben 15 anni forse Pinuccio Tatarella ha lasciato al centrodestra odierno sia la formula (“no al partito unico, sì alla coalizione”) sia il progetto (“Oltre il Polo”) con cui unire gli italiani non di sinistra che saranno sempre la maggioranza. Nei prossimi mesi tutto il centrodestra dovrebbe lavorare a questo percorso, per ricostruire quel che sì è demolito e vincendo in nome di Pinuccio Tatarella, delle sue idee e dei suoi insegnamenti.