Piazza San Marco ostaggio dei venditori extracomunitari che minacciano i negozianti

Piazza San Marco ostaggio dei venditori abusivi bengalesi che ricorrono alle minacce per allontanare chi cerca, legalmente, di lavorare. Lo denuncia Raffaele Alajmo, patron del Gran Caffè Quadri. Un cameriere del locale nei giorni scorsi è uscito per portare un paio di stivali (con i quali limitare i disagi dell’acqua alta) a un cliente, ma è stato affrontato da un ambulante extracomunitario che lo ha minacciato, dicendo «Questo è il nostro territorio». L’indomani il cameriere e il direttore del ristorante si sono recati dai carabinieri dove hanno presentato denuncia. «Episodi del genere – raccontano i gestori del locale – non erano mai accaduti. Spesso mandiamo via gli abusivi perché vengono nel plateatico a vendere rose oppure quando lanciano i dardi luminosi in aria e poi questi cadono sui tavolino con i clienti seduti attorno. Sono cose inconcepibili» Ma quanto accaduto al dipendente del Quadri rappresenta solo la classica “punta dell’iceberg” di una situazione andata via via degenerando nel corso degli anni. Come denuncia il quotidiano Il Gazzettino, «Venezia è diventata “terra di conquista”. Venditori abusivi che importunano con la loro merce contraffatta i passanti; che sparano in cielo piccoli razzi luminosi per accalappiare i turisti. E poi abusivi che vanno a zonzo con ombrelli “made in China” da vendere quando piove; con borse e borsette; con fiori e palline antistress». . Per questo il locale ha esposto un manifesto di protesta sulle sue vetrine. «Il numero di bengalesi che vendono abusivamente e infastidiscono le persone», dice Alajmo al quotidiano La Nuova Venezia, «è in costante aumento». Il titolare del Quadri ha sottolineato che. «il problema è normativo, legislativo perché non mette in mano alle forze dell’ordine le “armi” necessarie per arginare il fenomeno». Inutile sperare che il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni si preoccupi troppo della cosa. Le priorità della giunta di sinistra sono altre. Come quello di un «museo islamico, del quale l’altra settimana Orsoni stesso ha detto di averne parlato con l’ormai ex premier Letta. Un museo che, ha spiegato Ors0ni, «si inserisce in quella politica che l’amministrazione comunale persegue da sempre: portare le grandi istituzioni culturali di caratura internazionale a Venezia». Le legalità e l’ordine pubblico in laguna, possono attendere.