Per Renzi il Letta bis può attendere. Nonostante il pressing del Nuovo centrodestra

Nessuno dei renziani ha chiesto il rimpasto, se il premier ritiene che il governo debba essere cambiato lo dica lui. La linea del Pd continua ad essere questa. Una posizione che innervosisce sempre di più gli alleati del Ncd, in pressing perché Matteo Renzi metta le mani in pasta in un Letta-bis oltre a siglare con convinzione il nuovo patto di coalizione. “Altrimenti è crisi”, aveva ammonito Angelino Alfano. Un concetto che oggi Renato Schifani, presidente di Ncd, torna a declinare: “Se Renzi avesse veramente attenzione alle emergenze gravi che pesano enormemente sulle famiglie e sulle imprese, poiché non crediamo che egli oggettivamente voglia creare un distacco tra il Paese e la maggioranza che sostiene l’esecutivo, non dovrebbe sottovalutare l’urgente esigenza di dare più forza all’azione del governo, dando vita ad un Letta-bis”. E non chissà quando, mette in chiaro il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, ma iniziando a lavorare “in questa settimana”. Ormai non c’è giorno che Alfano ed i suoi non pungolino il sindaco di Firenze, che invece continua ad attenersi solo al suo ruolino di marcia: prima possibile chiudere sulla legge elettorale (meglio entro il 15 febbraio), soltanto dopo la direzione del Pd per “Impegno 2014”, a Letta e a lui soltanto l’onere del rimpasto. E infatti Renzi mette altra carne al fuoco per le direzioni del 6 febbraio (Titolo V e Jobs act) e del 13 (Europa e ingresso nel Pse). Ma niente esame del patto di coalizione che il premier Letta continua a limare e la cui firma, per Renzi, potrà esserci solo dopo l’approvazione della legge elettorale. Così – dopo il rinvio a Montecitorio all’11 febbraio e tenendo in debito conto l’ostruzionismo di M5s e Lega e le resistenze che non cessano nei piccoli e nella minoranza Dem – calendario alla mano il rimpasto non potà arrivare prima dell’ultima decade di febbraio. Ed il segretario del Pd continua a far mostra di disinteressarsene, correndo come un pazzo sulle cose da fare. Il premier Letta si mantiene fiducioso e, dalla missione del governo ad Abu Dhabi, chiosa: “La stabilità e la credibilità sono carte da giocare: se le perdessimo, l’Italia rischierebbe di non cogliere l’opportunità anche degli investimenti esteri che possono contribuire a creare lavoro”.