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Società

“Assassini, stupratori, pedofili e criminali a piede libero, e vogliamo condannare una ragazzina per un ceffone? No noi non ci stiamo…». Eccolo qui, il “manifesto” del fans club della ragazzina che ha picchiato a sangue, per motivi di gelosia, una sua coetanea  (https://www.facebook.com/groups/534891766619097/): un gruppo già molto attivo su Fb, che produce commenti di solidarietà a ripetizione e ha innescato una sfida a distanza con un altro gruppo che invece nasce per offendere la “bulla” (www.facebook.com/groups/1392791007649765/), anch’esso molto partecipato da simpatici cyber-guerrieri schierati in difesa della vittima. È la rete, bellezza, in grado di sublimare fenomeni da strada, perfino un atto di puro bullismo, in simbolica di ribellione intorno alla quale costruire un duello di bassa cultura, con i tifosi di due squadre a darsele di santa ragione sul web, divisi tra la fazione della violenza gratuita e quella del facile moralismo.

Di sicuro il video girato all’esterno dell’Itcs “Primo Levi” di Bollate (Milano)  sta facendo il giro del web suscitando polemiche e commenti per l’inaudita aggressione di una ragazzina ai danni di un’altra, consumatasi nell’indifferenza dei coetanei. Sulla presunta pagina Facebook della ragazza – che si chiamerebbe Giovanna (https://www.facebook.com/la.giovii.3  ) - si moltiplicano i messaggi di insulti, alternati a quelli di sostegno, anche se nessuno ha la certezza che quella sia realmente il profilo della “bulla”.  Ma di sicuro anche sulla quella pagina i “like” sono già migliaia, in crescita esponenziale, a conferma di quanta impressione – nel bene o nel male – abbia destato quel video nel quale chi fa le riprese col telefonino incita la biondina a picchiare l’altra, a non fermarsi, e non fa nulla per difendere la coetanea neanche quando questa, da terra, implora aiuto. Scene disgustose, immagini di bullismo giovanile in salsa rosa, certo, ma non meno impressionanti di quelle cui spesso assistiamo, con protagonisti gli adulti. Come il video di un paio di giorni fa di uno scippo, con una donna gettata  terra e trascinata per alcuni metri, nell’indifferenza della gente, tranne che di un immigrato, l’unico che aveva provato a fermare il rapinatore. Questa roba si chiama indifferenza o forse abitudine alla prepotenza. Una cultura che avanza, a dispetto dell’età e delle latitudini.

 

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