Per il Senato arriva la riforma “dei sogni” firmata Renzi: in 150 e senza stipendio…

Dopo la legge elettorale arriva il “nuovo” Senato. L’irrefrenabile Matteo Renzi, in vista della direzione del Pd del pomeriggio, annuncia la sua riforma della Camera Alta. «Il mio partito oggi presenterà una riforma su cui c’è l’accordo di tutti i partiti dell’arco costituzionale. Il Senato deve diventare Camera delle autonomie e immaginiamo un Senato non elettivo, senza indennità, di 150 persone». Davanti alla platea di Confindustria, il numero uno del Nazareno anticipa il restyling: il nuovo Senato sarà composto da 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile «che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato». Altro particolare importante: i senatori (che appunto sarebbero senza stipendio) non votano il bilancio, non danno la fiducia ma concorrono all’elezione del presidente della Repubblica e dei rappresentanti europei». Messa così la rivoluzione sembra più un sasso lanciato nello stagno per vedere l’effetto che fa, nel merito è chiaro che dietro l’accordo dei partiti sbandierato dal segretario-sindaco c’è soprattutto la necessità di arrivare per primi, di mettere la firma a un progetto di cui si parla da decenni e che sarà oggetto nelle prossime ore di dibattito e scontri. Sul superamento delle Province (altro capitolo del libro dei sogni sulle riforme da fare), invece, non c’e’ l’accordo di tutti: «Noi vogliamo che il 25 maggio non si voti per le Province, è possibile se il Disegno di legge Del Rio avrà in queste ore la svolta al Senato. Questo consentirà di avere delle Province di secondo livello con i Sindaci protagonisti». Sul fronte delle Città Metropolitane, infine, Renzi si mostra più realista, «se ne parla da trent’anni, da venti sono state istituite, ma «sono una barzelletta, sono rimaste un oggetto misterioso, visto che non c’e’ stato alcun passaggio di poteri costituzionali/istituzionali».