Paolo Di Nella, 31 anni dalla morte e nessun colpevole. Da Marino una corona di fiori, dopo i silenzi su Acca Larenzia

Il compagno Marino ha reso omaggio a Paolo Di Nella, il militante del Fronte della Gioventù morto il 9 febbraio 1983 fa in seguito a un’emorragia celebrale causata dall’aggressione del 2 febbraio a piazza Gondar.

Il sindaco di Roma ha deposto ieri mattina a villa Chigi una corona per ricordare il giovane assassinato da due esponenti di Autonomia operai, nostalgici dei cupi anni di piombo. Paolo morì dopo sette giorni di coma, vegliato dai suoi amici che, giorno e notte, nei corridoi del Policlinico Umberto I di Roma, avevano atteso invano che riaprisse gli occhi. Una morte assurda sulla quale brucia la ferita di indagini lentissime e a dir poco  “lacunose” che non hanno dato ancora un nome e un cognome agli assassini. È stato Valter Veltroni nel 2003 a inaugurare la nuova stagione di apertura quando, su proposta di An,  decise di intitolargli il viale centrale di Villa Chigi. «È importante – ha detto il primo cittadino –  al di là degli schieramenti ideologici ricordare insieme l’omicidio di Paolo Di Nella, l’ultima persona uccisa in quella spirale di violenza». Presenti alla cerimonia di ieri anche la madre di Paolo e l’ex sindaco Gianni Alemanno, amico personale di Di Nella, un militante sui generis, lontanissimo dagli stereotipi del neo-fascista, ambientalista “ante litteram” impegnato per la restituzione del parco di Villa Chigi alla comunità del quartiere. Un ragazzo “normale” che ricevette al suo capezzale la visita dell’allora presidente della Repubblica, il partigiano Sandro Pertini,  un gesto coraggioso per l’epoca che avrebbe dovuto segnare il primo passo di una svolta civile per una pacificazione nazionale. Ma che ancora tarda a venire come dimostra la distruzione, solo un anno fa, della lapide intitolata a Di Nella. «Ho molto apprezzato la presenza di Marino perché è il segnale che le istituzioni, al di là del colore politico, riescono a ricordare con una memoria condivisa i ragazzi morti in quegli anni – ha commentato Alemanno  – sono sempre ricordati i ragazzi di sinistra uccisi ed è giusto che per quelli di destra avvenga lo stesso». Forse una “riparazione”, quella di Marino,  per il silenzio dell’amministrazione per l’anniversario della strage di Acca Larenzia dello scorso 7 gennaio in cui persero la vita Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, “colpevoli” di militare a destra ai tempi in cui “uccidere un fascita non era reato”.