Pagine di storia/Settant’anni fa gli alleati distruggevano (inutilmente) l’Abbazia di Montecassino, monumento mondiale della cristianità

Quando si vince una guerra, le battaglie perdute, per incapacità o superficialità, contano poco. Nessuno le ricorda più. L’Abbazia di Montecassino fa eccezione. Perché la più clamorosa opera di distruzione attuata dagli alleati in Italia è ancora viva nel ricordo degli italiani, e in particolare dei ciociari, perché la inutile quanto feroce devastazione di Montecassino aprì la porta alle famigerate “marocchinate”, ossia agli stupri, torture, sevizie e omicidi di donne e bambine attuate dagli algerini e marocchini alleati nei confronti della popolazione civile. Massacri sui quali nessun benintenzionato tribunale internazionale o dei diritti umani ha mai indagato e mai indagherà. Ma andiamo con ordine. È il 1944. Gli Alleato non riescono a sfondare la linea Gustav fatta dai tedeschi al centroitalia. Il 22 gennaio c’era stato lo sbarco di Anzio, con gran dispendio di mezzi, ma non era servito a nulla, finché l’Abbazia di Montecassino continuava a rimanere solidamente in mano alla Wermacht. Certo, si sarebbe potuto aggirare il monte, ma i neozelandesi e gli indiani volevano passare proprio di là. Alla base c’è una serie di errori da parte dei comandi alleati. Intanto credevano che dentro l’abbazia ci fossero cannoni pesanti e migliaia di tedeschi, quando invece non c’era nessuno, se non civili che vi avevano cercato rifugio e che infatti rimasero uccisi. A farla breve, malgrado la contrarietà del generale Clark, che lo considerava una vergogna morale, il bombardamento dell’edificio simbolo dell’ora et labora di San Benedetto fu deciso. Così, alle nove del mattino del 15 febbraio, centinaia e centinaia di bombardieri, tra cui le temute fortezze volanti, i B17, decollarono dagli aeroporti di Napoli e Foggia con a bordo le loro tonnellate di morte. Il bombardamento iniziò poco dopo le nove e trenta e durò tutta la mattina. Poi iniziò l’artiglieria pesante finché non fu tutto un cumulo di macerie dove fino allora c’era stato un tempio della cristianità mondiale. Come è noto, poi, a causa del mancato coordinamento, la fanterie, che secondo tutti ii manuali di guerra, avrebbe dovuto conquistare le posizioni bombardate, non si mosse. Tra l’altro, le bombe amiche avevano fatto fuori anche qualche decina di indiani che erano attestati alle falde del monte. Morirono, del sistematico attacco, molti tedeschi e molti civili, oltre agli alleati. Oltre 770 bombardieri scaricarono sul monumento della cristianità 1250 tonnellate di bombe incendiarie. E poi 740 cannoni martellarono l’abbazia. La beffa però fu che malgrado tutto questo le mura, altre 30 metri  e profonde 5, resistettero quasi interamente. Si riempirono però di macerie, cosa che consentì ai tedeschi di attestarvisi e respingere i successivi attacchi di fanteria. L’offensiva proseguì fino a fine marzo senza esiti apprezzabili. Poi, come Napoleone aveva capito, un esercito che non riceve rifornimenti ed è costretto a difendersi, alla fine perde. Così a maggio, dopo altri bombardamenti, stavolta anche sulla città, e l’impiego di numerosi altri corpi di invasione, finalmente i polacchi, a prezzo di migliaia di morti, riuscirono a entrare nei resti dell’abbazia, abbandonata poco prima dai tedeschi che non potevano più resistere. Quando gli alleati entrarono tra le macerie, cerano campane rovesciate accanto a proiettili inesplosi, quadri, statue, dipinti, marmi completamente distrutti. Prima di questo, i tedeschi erano riusciti a salvare l’abate 83 enne dell’abbazia Gregorio Diamare, facendolo fuggire.