Oggi Renzi “salverà” Roma. Ma il “default” della Capitale (e di Marino) non è scongiurato

Se per mettere al sicuro il bilancio 2013 di Roma Capitale manca solo l’ufficialità del contenuto del nuovo dl Salva Roma, per il 2014 la partita è ancora tutta da giocare. Perchè il nuovo decreto che il Governo varerà questa mattina non dovrebbe contenere norme relative ai conti capitolini futuri ma solo la previsione dell’apertura di un tavolo di confronto tra Roma Capitale, Mef e Governo per mettere a punto un piano di rientro che eviti il ripresentarsi di situazioni che possano richiedere un nuovo intervento del Governo. Come a dire che la situazione d’emergenza viene arginata, ma poi Roma deve cavarsela da sola. Quindi, nonostante le rassicurazioni ricevute ieri dal sindaco Marino da parte di Renzi, dopo una giornata di reciproco nervosismo, non c’è molto di cui gioire. Lo dimostra il tenore dell’incontro di ieri tra il Pd capitolino e parlamentare, una riunione lunga nella quale si è voluto stigmatizzare i toni del sindaco Marino ma anche ribadire l’appoggio alla sua amministrazione e al Governo Renzi. Lionello Cosentino, infatti ha sottolineato: «Noi stiamo con Marino e con il Governo. Ma a una condizione e cioè che nel nuovo provvedimento non ci siano norme che parlano di liberalizzazioni o dismissioni». «Non siamo assolutamente disposti a vedere calpestata l’autonomia della Capitale d’Italia, e inserite proposte che hanno l’obiettivo di spolpare le aziende e il patrimonio capitolino, con il rischio di mettere sulla strada migliaia di lavoratori e di compromettere i servizi per la cittadinanza», ha spiegato il deputato Pd Umberto Marroni. Una nuova gatta da pelare per il sindaco Marino, con una maggioranza spostata a sinistra che proprio non ne vuole sapere di vedersi nuovamente ripresentati emendamenti “contro Roma” come quelli di Scelta civica, a firma Linda Lanzillotta che  fatto notare come “se due consecutivi decreti emanati dal Governo Letta per salvare Roma non sono stati approvati dal Parlamento forse c’era qualche problemino che non era la Lanzillotta”. Segnali di insofferenza arrivano anche dall’altra parte della maggioranza capitolina. Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio e che ieri ha capitanato un sit-in davanti a Palazzo Chigi, ha spiegato che “non risulta che ci sia l’intenzione di far rientrare dalla finestra la vendita di Acea”, ma visto che il Salva Roma ter dovrà rifare tutto l’iter di conversione (ha 60 giorni di tempo), non è insensato supporre che i nodi al pettine si ripresenteranno, con maggiori o minori escamotage linguistici e tentativi di mediazione politica tra le due Camere.