Nella Milano di Pisapia un altro tassista in fin di vita dopo una brutale aggressione. I familiari: pregate per lui, non ci sono speranze

Ancora una vittima della violenza metropolitana. Ancora una volta un tassista in coma in una Milano tutt’altro che da bere. L’unica variante è il luogo esatto della rissa degenerata in tragedia: è in via Gian Battista Morgagni, dunque, che ieri sera un conducente di taxi di 68 anni, Alfredo Famoso, è rimasto ferito gravemente alla testa, dopo una lite scoppiata con un passante, pare per banali motivi viabilità.

Non ci sono speranze per lui. Lo conferma il fratello, lo annuncia il figlio in un drammatico post su Facebook: “Colleghi, amici, mio papà è morto. È tenuto in vita da una macchina ma aspettano di toglierla. Scusate se ho scritto su Facebook, vi chiedo scusa ma sono distrutto dal dolore. Me l’hanno ucciso per una lite con un pedone – scrive Federico Famoso – fate una preghiera per papà”. Secondo le prime indiscrezioni, che hanno dato adito a sommarie ricostruzioni, alcuni testimoni avrebbero parlato di una violenta, ma breve litigata, fra il tassista e un pedone. Sembra che dopo l’acceso diverbio tra i due, il tassista sia stato colpito dall’aggressore con una pesante confezione di bottiglie. Il responsabile dell’aggressione, identificato, è stato portato in questura.

Molti particolari della vicenda, comunque, non sono ancora del tutto chiari: una delle poche cose certe legate a questo ennesimo episodio violento, è il fatto che nella confusione successiva – via Morgagni è in zona 3, un quartiere semi-centrale a due corsie di direzione opposta, divise da un ampio giardino con piste e campi da gioco per bambini – l’uomo è riuscito ad allontanarsi. Un episodio, purtroppo, inquietantemente speculare a quello registrato dalla cronaca della città: quello che ha coinvolto tragicamente Luca Massari, tassista quarantacinquenne aggredito dopo aver investito il cane senza guinzaglio di una donna residente nella zona dell’incidente. Ne era seguita una lite violenta, sfociata nell’aggressione violenta dell’uomo, poi caduto in coma per aver sbattuto violentemente la testa, e morto dopo più di un mese di agonia.

Drammatici tasselli di un mosaico metropolitano che ricostruisce l’immagine di una Milano violenta: quella dell’aggressore ghanese Kabobo, che neanche un anno fa, in giro per la periferia cittadina alle prime luci dell’alba, senza motivo ha aggredito mortalmente a colpi di macete innocui passanti. Una città, quella amministrata dal sindaco Pisapia, in balia di una criminalità quotidiana, brutale quanto gratuita, che rivela un sommerso di malessere e aggressività inquietante.

Una verità riscontrabile giorno dopo giorno, e immortalata a suon di report cittadini e indagini statistiche che, solo nel dicembre scorso – dalla ricerca realizzata dall’Università La Sapienza per Italia Oggi, a Il Sole 24 ore – collocavano tristemente il capoluogo lombardo – e provincia – agli ultimi posti per sicurezza e ordine pubblico, dietro altre grandi come Firenze, Roma e Torino. Una promessa, quella sulla difesa dei cittadini, fatta dal sindaco Pisapia e dalla sua giunta di sinistra, dunque gravemente disattesa. Una scommessa persa che rimette in gioco credibilità e capacità d’intervento, e che eleva al cubo le preoccupazioni dei milanesi.