Ncd “apre” a Renzi, ma alcuni senatori avvertono Alfano: «Se vira a sinistra, meglio le elezioni»

«Il colloquio con Napolitano è stato molto proficuo: gli abbiamo ribadito che il trauma per la scelta del Pd è stato davvero significativo ma che il Nuovo centrodestra è pronto ad affrontare una nuova fase». Lo ha detto ai giornalisti Angelino Alfano al termine di un colloquio, insieme a una delegazione di Ncd, con il capo dello Stato al Quirinale. Ricordando quella che ha definito «una scelta coraggiosa» di restare al governo, Alfano ha aggiunto: «Non vorremmo venire meno ora a quella scelta». Sul prossimo esecutivo, ha aggiunto: «Non possiamo immaginare di cambiare natura all’esecutivo spostandolo a sinistra: se la composizione della coalizione si sposterà a sinistra con l’entrata di altre forze, noi diremo di no». Il vicepremier uscente ha spiegato che Ncd ha un suo programma e ha «idee molto concrete e chiare, idee di centrodestra. Noi siamo gli avvocati del ceto medio italiano e il ceto medio – ha aggiunto – dovrà essere protagonista». Per questo Alfano ha garantito che la sua formazione politica è pronta a fare «cose grandi» ma il programma deve essere messo «nero su bianco». Ha quindi confermato la «buona volontà» di Ncd ma, per andare avanti in quello che potrebbe essere il governo Renzi, «si deve vedere con grande nitore il tratto di penna del centrodestra». Poi, sulla tempistica: «Se il programma è grande non ci deve essere fretta: non si può chiudere in 48 ore».
A lanciare un segnale ad Alfano ci sono anche alcuni esponenti della sua formazione. «Nell’ipotesi in cui il percorso del nuovo governo Renzi dovesse virare a sinistra, è evidente che il nostro voto di fiducia non potrà essere garantito».  A dirlo in una nota congiunta i senatori calabresi del Nuovo centrodestra Antonio Gentile, Nico D’Ascola, Piero Aiello, Antonio Caridi e Giovanni Bilardi, che hanno ribadito il loro avvertimento ad Alfano: «Restiamo in attesa di chiarezza da parte del segretario del Partito democratico, altrimenti nell’interesse della nazione sarebbe meglio restituire sin da subito la parola ai cittadini».