Naufrago in mare per 13 mesi, come Tom Hanks in “Cast away”. «Ho bevuto sangue di tartaruga»

3 Feb 2014 18:38 - di Redazione

“Nessuna idea di che giorno fosse, né di che ora. Solo il sole che sorge e poi tramonta. E attorno oceano, solo oceano. Non ho mai visto la terra”. È tornato alla civiltà dopo 13 mesi in mare, José Salvador Albarengo, un messicano di 37 anni, che ha raccontato di essere rimasto in mare per più di un anno riuscendo a sopravvivere bevendo sangue di tartaruga e acchiappando pesci e uccelli a mani nude. Il momento più difficile, ha raccontato al Telegraph, è stato quando è morto il suo compagno di viaggio. «Volevo uccidermi – ha detto – ma non ce l’ho fatta». Una storia che ricorda da vicino quella interpretata da Tom Hanks in Cast away. Ritrovato giovedì scorso in una remota isola dell’arcipelago delle Marshall, disorientato e con addosso solo un paio di short strappati, Salvador Albarengo ha detto di essere salpato dal Messico alla vigilia del Natale 2012 per una spedizione di pesca agli squali che doveva durare un giorno, ma ha raccontato di essere stato trascinato via nell’oceano dal forte vento insieme ad un ragazzo sui 16 anni chiamato Xiquel che sarebbe morto, non riuscendo a mangiare la carne cruda. Salvador è stato ritrovato pochi giorni fa dall’altra parte del Pacifico, a 13 mila chilometri di distanza. «Avevo appena ucciso un uccello per mangiarlo – ha detto – e ho visto degli alberi in lontananza. Ero stanchissimo e mi sono addormentato. Quando mi sono risvegliato la mattina dopo ho sentito un gallo cantare, ho visto una piccola casa e ho sentito due donne che urlavano». Oggi Albarengo, è stato trasportato nella capitale Majuro. Le immagini lo mostrano in condizioni fisiche migliori di quanto ci si potrebbe aspettare. Un infermiere lo ha comunque aiutato a scendere lungo la passerella di un battello della polizia, dopo un viaggio di 22 ore dall’atollo di Ebon dove si era arenata la sua barca di fibra di vetro di 7,3 metri. Circa 1.000 curiosi si erano affollati sul molo per vedere il pescatore, capelli lunghi e barba irsuta alla Robinson Crusoe, ma che ha sorriso e salutato brevemente con la mano prima di essere trasferito nell’ospedale di Majuro. È apparso disidratato e dolorante ma nel complesso, considerando l’avventura appena conclusa, sta bene. «Abbiamo ottenuto informazioni su dei membri della sua famiglia in Salvador e negli Stati Uniti, che potranno facilitare il suo rimpatrio», hanno detto le autorità. Le Isole Marshall, nel Pacifico settentrionale, in libera associazione con gli Stati Uniti, contano 60 mila abitanti in 24 atolli, la maggior parte dei quali non affiorano più di due metri sopra il livello del mare e sono a rischio di restare sommersi a causa del riscaldamento globale.

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