Mosca rompe gli indugi e invade la russofona Crimea: schierati duemila parà

Un’invasione annunciata da diversi giorni: Mosca ha completato l’occupazione militare della russofona Crimea in serata: all’aeroporto militare di Gvardiiski, vicino alla capitale, Sinferopoli, sono atterrati 13 aerei militari russi Il-76 ognuno con a bordo 150 paracadutisti per un totale di 2.000 soldati. Lo denuncia il rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea, Serghiei Kunitsin, citato dall’agenzia Unian. In Crimea cominciano a soffiare pericolosi venti di guerra. Uomini armati presidiavano già dalle prime ore del mattino due importanti aeroporti della penisola russofona ucraina: quello della capitale Simferopoli e quello di Belbek, a 20 chilometri da Sebastopoli, dove è di stanza la flotta russa del Mar Nero. Non è ben chiaro se gli autori di questi blitz – sulle cui mimetiche non c’è alcun segno distintivo – siano paramilitari filorussi o delle truppe regolari di Mosca. La flotta del Mar Nero ha escluso il coinvolgimento di propri militari nell’occupazione dell’aeroporto di Belbek, ma i media locali continuano a riportare notizie di movimenti di soldati russi e di sconfinamenti russi dello spazio aereo ucraino. Blindati russi già da giorni erano ai confini ucraini. La tensione in Crimea è in effetti altissima, e sembra sempre più evidente che le autorità ucraine non hanno la situazione sotto controllo. Per esaminare, e si spera risolvere, la crisi in atto, è stato convocato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma sul terreno i moniti e i tentativi di rassicurazione della diplomazia non trovano per ora ossigeno. Dopo una serie di telefonate con il premier britannico David Cameron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Ue, Herman Van Rompuy, è stato comunque lo stesso presidente Vladimir Putin, rompendo giorni di gelido silenzio, a invitare alla calma per evitare «un’ulteriore escalation della violenza». Sarebbero ora almeno cinque gli aerei militari russi atterrati all’aeroporto militare di Gvardiiski e una colonna di blindati si trova sulla strada tra Sebastopoli e Sinferopoli. E a puntare il dito contro la Russia è anche uno dei maggiori leader politici ucraini, l’ex pugile Vitali Klitschko, che dopo aver annunciato che l’ex premier Iulia Timoshenko si candiderà (come lui) alle presidenziali del 25 maggio, ha anche denunciato che soldati di Mosca stanno partecipando alle azioni militari in Crimea. Il deposto presidente Viktor Ianukovich riappare per la prima volta in Russia, a Rostov sul Don, e in una conferenza stampa bolla il nuovo potere rivoluzionario come “neofascista” e accusa la “politica irresponsabile” dell’Occidente per la crisi e i morti. Mosca ha anche deciso di accogliere i circa cinquemila Berkut ucraini, le teste di cuoio protagoniste della repressione in piazza Maidan, e per far ciò ha ordinato al proprio consolato generale di Simferopoli di facilitare il rilascio di passaporti russi agli agenti delle forze speciali ucraine disciolte nei giorni scorsi d’autorità dal nuovo potere di Kiev.