Matteo superstar, ma non dentro il Pd: i dem liguri bocciano il suo candidato. E Civati affila il pugnale…

«Nemo propheta in patria»: neanche Renzi superstar sfugge ai rigori della saggezza latina.  Il giovane e scalpitante leader sarà anche riuscito a conquistare in tempo record Palazzo Chigi, ma dentro casa sua, cioè il Pd, non tutti lo amano. Non ha ancora fatto in tempo, il neopremier, a varcare  la soglia del governo che già gli è arrivato un dispiacere dal suo partito. Il Pd ligure ha infatti bocciato il suo candidato alla segreteria regionale dei dem,  scegliendo per tale carica un candidato sostenuto da una formazione trasversale di cuperliani e di renziani dissidenti, Giovanni Lunardon.  Nonostante i tentativi, le due componenti più  numerose del Pd ligure non sono riuscite a trovare una sintesi. Lunardon nel suo intervento ha affermato di puntare ad una segreteria unitaria, rivendicando però la sua autonomia. La componente dei renziani ha quindi deciso di astenersi nella votazione mentre la pattuglia dei civatiani non ha partecipato al voto. E questo sarebbe il partito di maggioranza relativa, che dovrebbe costituire l’architrave dei governi nazionali in questa travagliata fase della vita italiana? Non è davvero un felice presagio la bocciatura ligure del candidato renziano. Con il blitz delle ultime settimane per la conquista di Palazzo Chigi, Renzi si è fatto anche tanti nuovi nemici, gente che lo giudicherà dai fatti e che non gli farà sconti se tutto non dovesse andare per il verso giusto.

A dare voce al dissenso che serpeggia presso la base dei democratici ci si è messo anche l’ex sfidante per la segretaria Pippo Civati, che non sembra tanto intenzionato a rientrare nei ranghi. Per nulla soddisfatto dell’avvicendamento alla presidenza del Consiglio, l’esponente piddino ha lanciato un sondaggio su Internet dal sapore a dir poco provocatorio: si deve votare o no la fiducia al governo Renzi? Dopo aver ricordato l’ovvia (ma per Matteo dirompente) verità che «di solito sono gli elettori a scegliere», Civati si domanda anche se per il futuro sia meglio rimanere nel Pd o «ricostruire la sinistra» con gli altri partiti. Sono in molti oggi ad applaudire Renzi. Ma sono anche in tanti a prepararsi a fargli lo sgambetto al primo passo falso.