Matteo fa il furbo: vuole una luna di miele con gli elettori e poi andare subito alle urne…

I numeri del governo Renzi parlano chiaro e segnano una forte discontinuità col passato. Appena 16 ministri con ben otto donne non ornamentali, ma in dicasteri chiave quali Esteri e difesa. Il più giovane capo del governo di tutti i tempi con un’età media dell’esecutivo di appena 47 anni e tanti volti nuovi, ben 12 su sedici per la prima volta ministri.

Dal punto di vista della comunicazione, dell’immagine e della propaganda elettorale è indubbio che il presidente del Consiglio dei ministri abbia segnato più punti a suo favore. Oltre ai numeri che ammodernano la politica italiana Renzi ha anche introdotto quel premieriato che a Berlusconi non è stato permesso. Il Cavaliere nel ’94 ha dato vita al bipolarismo, ha cancellato il centro per venti anni, ha introdotto l’elezione diretta di fatto del premier, ma non è mai riuscito ad imporre un vero premierato, sia per le difficoltà di gestione degli eterogenei alleati – da Fini a Casini, da Bossi ai cespugli – sia per la coincidenza per la quale al Quirinale c’è sempre stato un presidente della Repubblica a lui ostile sia per i problemi derivanti dai processi e dal conflitto d’interesse.

Renzi, invece, grazie alla giovane età e al percorso “ribelle” che lo ha portato a Palazzo Chigi, è riuscito ad imporre un governo del premier, finalmente affrancato dal patronage del Quirinale, unicamente rimesso alla sua leadership. E proprio per sottolineare che questa volta abbiamo un uomo solo al comando, che se ne frega anche di alleati e Quirinale, che ha voluto mettere in posti chiave uomini e donne talmente sconosciuti che neanche sul colle più alto sapevano chi fossero.

Se questi elementi di novità garantiscono molti punti a favore del nuovo governo, in particolare nella lunga luna di miele dei primi cento giorni e della presidenza del semestre europeo, massimizzano anche la responsabilità che il nuovo presidente del Consiglio si assume. Smarcandosi dal Quirinale e schiacciando gli alleati Renzi poggia solo sulle sue spalle la responsabilità del governo dell’Italia e si candida a giocare la partita in prima persona, lasciando supporre che la debolezza oggettiva dei suoi novelli e acerbi ministri lo terranno costantemente in prima fila. Dato per scontato che è impossibile fare il frontman per quattro anni, la composizione del governo lascia supporre che la strategia del premier prevede elezioni tra un anno, nella primavera del 2015. Il cronoprogramma dell’inquilino di Palazzo Chigi appare chiaro e prevede una luna di miele con approvazione della legge elettorale e un buon risultato del Pd alle europee, la presidenza del semestre europeo e il ricorso alle urne sull’onda della grande visibilità dei primi 12 mesi di governo. Se farà bene Renzi andrà al voto per raccogliere i frutti del suo lavoro, se andrà male per chiedere un consenso più ampio senza il quale dirà che è impossibile governare l’Italia. Basta leggere la lista dei ministri, insomma, per capire che tra un anno l’Italia sarà chiamata a scegliere a chi affidare il governo del paese.