Matteo doveva essere il Tony Blair italiano, ma la scorciatoia scelta lo ha già ridimensionato

Matteo Renzi era candidato a diventare il Tony Blair italiano, l’uomo che dopo un ventennio di predominio dei conservatori di Margaret Thatcher riuscì a far vincere e a rigenerare la sinistra. Silvio Berlusconi ha avuto in Italia lo stesso rivoluzionario ruolo politico che ebbe in Gran Bretagna la “signora di ferro”, seppur con meno incisività e risultati minori, mentre il segretario del Pd doveva impersonare il nuovo capace di scalzare il Cavaliere. Renzi, come Blair, dice da sinistra cose accettabili anche a destra, strizzando l’occhio all’elettorato moderato.

Ci si auspicava quindi una ricostruzione totale della sinistra italiana, con l’abbandono della vecchia mentalità comunista e post-comunista che non aveva permesso finora ad una considerevole parte della politica italiana di spiccare il volo.

Mentre aspettavamo il decollo del “Blair italiano”, però, abbiamo dovuto assistere a un film molto diverso, che nulla ha a che vedere con le moderne democrazie. Il sindaco di Firenze anziché incrociare le armi col “Thatcher italiano” ha scelto la scorciatoia della manovra di Palazzo, abbandonando la rivoluzione e risolvendo il tutto con un accordo fatto nei corridoi della politica. Renzi è riuscito ad ottenere l’investitura per il governo grazie al primo istinto primordiale dei politici italiani, che sono soprattutto uomini, quindi guidati dall’istinto di sopravvivenza. Il segretario democratico non ha trovato il consenso nel suo partito e nella maggioranza su una piattaforma programmatica, non ha ancora detto che farà rispetto all’Europa, all’economia, al lavoro, alle famiglie,mai giovani e ad altro. Per ora ha piazzato un solo paletto programmatico, candidando il suo governo ad essere un esecutivo di legislatura, a durare fino al 2018, garantendo stipendio e contributi per la pensione a deputati e senatori. È stato questo istinto a convincere la minoranza dei democratici, che col ricorso alle urne avrebbe perso almeno la metà degli eletti, è stato questo argomento a spingere Alfano, Casini e Mauro a sponsorizzare la “staffetta” tra Letta e Renzi.

Un governo che si basa per ora solo sull’istinto di sopravvivenza, senza nessun coinvolgimento degli elettori, nasce debolissimo, incapace di avere un ampio respiro, una missione, un progetto, un sogno da realizzare. La scorciatoia, pertanto, potrebbe rivelarsi un vicolo cieco per Renzi e il fatto che a spingere ad imboccare questa strada sia stato Giorgio Napolitano negandogli la possibilità del ricorso alle urne è la riprova che difficilmente il leader del Pd riuscirà nell’impresa.