Marò, l’analisi di Margelletti: «La brutta figura davanti al mondo la sta facendo l’India, non l’Italia»

«Non c’è altra via oltre quella diplomatica. La brutta figura la sta facendo l’India, non l’Italia». Secondo il presidente del Centro Studi Internazionali, Andrea Margelletti, la carta migliore per  sbloccare la situazione dei nostri marò è la pressione della comunità internazionale sulle autorità indiane. Quest’assurda prova di forza che dura da due anni si sta infatti rivelando un boomerang per Nuova Delhi.

Che immagine di sé sta dando oggi l’India?

Il fatto che le autorità di Nuova Delhi non abbiano ancora fornito,  a distanza di due anni, un capo d’accusa a carico dei nostri due soldati ha creato una condizione inaccettabile. L’India sta dimostrando tutta la sua difficoltà a diventare un democrazia internazionale compiuta.

Ma che hanno da guadagnare gli indiani a mantenere in arresto Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? 

È un fatto soprattutto di politica interna: il governo di Nuova Delhi è in qualche modo ostaggio delle componenti più nazionaliste della società e della politica. Il tentativo è quello di umiliare le potenze europee, una sorta di revanscismo fuori tempo massimo. È come se dicessero: «Non abbiamo più bisogno, siamo una grande potenza».

Sì, main questi due anni, non è che il governo italiano abbia brillato per energia…

Il punto vero è che non si poteva fare più di quello che l’India consentiva di fare. Il grande errore è stato semmai quello di far ripartire i due marò dopo il loro breve rientro in Italia, nel marzo dello scorso anno.

D’accordo. Ma l’Italia non avrebbe forse fatto una brutta figura davanti alla comunità internazionale? 

Il Paese che, in questa vicenda, sta perdendo pesantemente la faccia davanti al mondo non è certo l’Italia, ma l’India. Sono gli indiani che stanno violando il diritto internazionale, non gli italiani. La politica di Nuova Delhi ha in questo momento seri problemi di credibilità.

Poniamo il caso che Latorre e Girone, invece che italiani, fossero stati francesi…

Si troverebbero esattamente nella stessa situazione in cui si trovano oggi.

Il coinvolgimento europeo nella richiesta di rilascio può dare frutti?

Certamente. Per l’Unione europea la battaglia per la liberazione dei due marò rappresenta inoltre un’opportunità non da poco per dimostrare unità politica, dimostrare cioè  di esistere non solo come entità economica.

C’è chi ritiene che la situazione si possa sbloccare dopo le elezioni in India. 

Mah, ne abbiamo viste diverse di elezioni indiane… Non c’è altra strada che quella di continuare con determinazione l’azione diplomatica. Non ci sono conigli da tirare fuori dal cilindro. Occorre concentrarsi nell’opera di sensibilizzazione della comunità internazionale. Solo le pressioni di questa possono indurre l’India a mutare atteggiamento. Il nostre autorità  devono far capire a tutti che il prolungato e ingiustificato stato di detenzione di due soldati impiegati in compiti di antipirateria non è solo un problema italiano, ma una questione che riguarda tutti i Paesi che hanno militari impegnati in missioni internazionali. La brutta figura dell’India deve apparire sempre più per quello che è: un caso mondiale.