Marò, l’Italia cala l’asso: l’India denunciata all’Onu per violazione dei diritti umani

Una denuncia all’Onu contro l’India per violazione dei diritti umani. E l’annullamento dell’impegno italiano nelle missioni antipirateria nell’Oceano indiano di cui beneficia principalmente proprio New Delhi. Inizia finalmente a delinearsi una strategia per riportare a casa i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. A due anni dall’arresto dei due fucilieri di Marina e senza che l’India abbia ancora formalizzato alcuna vera accusa contro i due militari del San Marco, l’Italia cerca di assestare uno scossone salutare a una crisi diplomatica che si trascina stancamente in maniera imbarazzante da 727 giorni fra annunci choc – “sarà applicata la Sua Act che prevede la pena di morte” – e canzonature beffarde in perfetto stile anglosassone: «Hanno ucciso due persone. Ci stanno suggerendo che non dovrebbero essere processati, ma magari condecorati con il Padma Bhushan o il Padma Vibhushan», come ha ironicamente chiesto all’avvocato difensore dei maro’, Mukul Rohatgi, il procuratore generale indiano G.E. Vahanvati.
L’idea dell’India era di giocare con l’Italia come il gatto con il topo, un tira e molla estenuante e umiliante di fronte al mondo intero che da mesi assiste, distratto e annoiato, a questi tentativi di ridicolizzare il Bel Paese. Ma la vicenda rischia ora di tornare indietro come un pericoloso boomerang, proprio sulla testa di quanti in questi mesi, in India, si sono divertiti a cucinare a fuoco lento le speranze italiane. Magari con l’idea di utilizzare la vicenda per fare politica interna facendo leva sui risentimenti antitaliani con un occhio alle prossime elezioni.
Ora si muove anche l’Europa. E non è una mossa cerimoniosa ma vuota, non è il baloccarsi della politica della diplomazia, ampolloso e barocco. Catherine Ashton, il capo della diplomazia europea, alza la voce con l’India. E avverte minacciosa New Delhi al quale ha già comunicato in via ufficiale la sfuriata: il fatto che venga applicata la legge anti-terrorismo contro i due marò italiani «significa che l’Italia sarebbe vista come un paese terrorista e questo è inaccettabile».
Di più. La questione dei marò, sottolinea la baronessa facendo appello a  tutto il suo self control britannico, non è solo profondamente inquietante per il governo italiano, ma anche davvero allarmante per tutti i governi dell’Unione europea e l’ho detto durante il Consiglio esteri di ieri. Se verrà presa la decisione che quanto successo nell’azione dei marò durante una missione anti-pirateria è un atto di terrorismo, sottintende che l’Italia è uno stato terrorista, ci saranno gravi implicazioni per tutte le azioni nell’anti-terrorismo laddove noi collaboriamo insieme (come Ue) o come paesi individuali». Un avvertimento chiaro e netto laddove quel «gravi implicazioni» lascia aperte molte possibilità alla fantasia degli indiani. Che dalle parole della Ashton dovrebbe trarre una qualche conclusione a fare presto  e bene. E a chiudere qui questo tira e molla.
«Questo messaggio – rivela il capo della diplomazia europea – è stato mandato vivo e chiaro stamattina tramite la nostra delegazione, io sto mandando il messaggio sia verbalmente sia in forma scritta».
Dopo aver ricordato di aver parlato «in molte occasioni» con il ministro degli Esteri indiano e di nuovo «nel fine settimana scorso» con il consigliere per la Sicurezza Nazionale di New Delhi, il capo della diplomazia europea ha precisato davanti al Parlamento europeo: «Non è solo la questione della pena di morte, che sarebbe già abbastanza. Ma ora la questione è la legislazione che viene usata. Per quelli che non lo sanno, è stato proposto di procedere secondo la legge anti-pirateria e anti-terrorismo, che decisamente significherebbe designare l’Italia come un paese terrorista. Cosa che è semplicemente inaccettabile, in nessun modo o maniera. Continueremo ad agire con i nostri colloqui per dirlo chiaro e tondo». Le parole della Ashton dovrebbero suonare familiari agli indiani. Se così non fosse, comunque, l’Italia sta preparando le sue contromosse. Primo: la denuncia all’Onu dell’India per violazione dei diritti umani.
Contatti, in tal senso, sono stati già avviati per sondare le reali potenzialità del gesto. Che, se accolto, getterebbe una macchia indelebile su un paese, l’India, che, da anni, sta affannosamente costruendo relazioni per essere sostenuta nella sua corsa a diventare uno dei membri permanenti delle Nazioni Unite.
La denuncia, ha spiegato Emma Bonino rivelando che il governo italiano ha già«avviato un contatto» con l’Alto commissariato per i Diritti umani dell’Onu «per violazione dei diritti umani per quanto riguarda la mancanza di un capo di imputazione per i marò da parte dell’India dopo due anni, accompagnata da una restrizione della libertà», è ora alla valutazione dell’Alto commissariato il cui presidente, Navanethem Pillay, un magistrato sudafricano di origine tamil, si è riservato di valutare.
Ma, intanto, prende il volo l’ipotesi di rivedere l’impegno italiano nelle missioni internazionali anti-pirateria, in particolare eliminando le missioni “Ocean Shield” e “Atalanta” dal decreto che andrà in Aula, fra giovedì e la prossima settimana: «L’Italia – osserva Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia, proprio nel corso dell’audizione del ministro degli Esteri, Emma Bonino, alle Commissioni riunite Esteri-Difesa – non può partecipare a tali missioni se il Paese che ne beneficia maggiormente, l’India, ci considera una Nazione che sviluppa azioni di pirateria. Rifinanziare quelle missioni  sarebbe un errore molto grave».
Gli fa eco il presidente della Commissione Difesa del Senato, il democratico Nicola Latorre: a fronte di un comportamento «inaccettabile» dell’India sulla vicenda marò, «noi non rifinanzieremo nel prossimo decreto sulle missioni internazionali la parte che riguarda l’antipirateria. Dobbiamo cominciare a chiedere agli alleati un’iniziativa che isoli un Paese che si sta comportando in modo inaccettabile nei nostri confronti». «dovremo dire con chiarezza che o la comunità internazionale ci aiuta a riportare i marò in Italia o dovremo rivedere l’impegno italiano nelle missioni militari nel mondo». Il primo passo è una lettera che i presidenti delle Commissioni Esteri e Difesa della Camera hanno deliberato di indirizzare agli omologhi delle Commissioni di tutti gli Stati membri dell’Ue e del Parlamento europeo: «a questo punto l’Italia chiede che si proceda senza indugi nel rispetto del diritto internazionale e che ai militari italiani siano assicurate tutte le garanzie dello stato di diritto, a partire dalla possibilità che essi possano immediatamente rientrare nel proprio Paese, tenuto conto che da due anni sono soggetti a una misura di restrizione della libertà personale in assenza di un capo di imputazione».