Marò, Bonino nella bufera, cresce la richiesta di dimissioni: «Non difende la dignità dell’Italia»

L’aula del Senato appoggia in pieno la sospensione dell’ esame del decreto che proroga le missioni all’estero in attesa che il governo riferisca sulle dichiarazioni del segretario dell’ Onu Ban Ki-moon contrario a una mediazione sulla vicenda dei due marò detenuti in India, richiesta dai presidente delle commissioni Esteri e Difesa. Tutti i gruppi hanno preso la parola, hanno condiviso la proposta di Latorre e Casini e hanno espresso una forte preoccupazione per un possibile isolamento dell’ Italia e la necessità di dar ancor più vigore all’ iniziativa diplomatica presso le istituzioni internazionali. Quindi Emma Bonino riferirà sulla vicenda dei Marò giovedì alle 10 al Senato. Lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo, convocata da Grasso dopo la richiesta di Casini e Latorre di sospendere l’esame del Dl missioni fino a che non fosse arrivato un chiarimento del governo sulle parole Ban Ki-moon. Ma non basta. «Apprendiamo che il ministro degli Esteri, Emma Bonino, riferirà domattina in aula al Senato sulla vicenda dei nostri marò trattenuti ingiustamente in India. Premettendo che la sede più idonea per un argomento di questo tipo sarebbero le Commissioni riunite, chiediamo che il ministro Bonino venga a riferire anche in aula alla Camera dei deputati», ha detto da parte sua il presidente della commissione Difesa della Camera Elio Vito. Dura la critica al governo di Ignazio La Russa: «A distanza di molte ore attendiamo ancora una replica ufficiale del nostro governo alle inaccettabili parole del Segretario dell’Onu Ban Ki-moon che ha definito la vicenda dei due marò “una questione bilaterale” tra Italia e India dimenticando che quegli stessi uomini in divisa erano impegnati in una missione internazionale contro la pirateria e che dopo due anni e 29 rinvii, e in barba a ogni diritto, attendono ancora di conoscere i capi di imputazione», ha detto infatti il presidente di Fdi, che ha aggiunto: «Sicuramente Ban Ki-moon non avrebbe osato dire le stesse cose se invece dei due fucilieri italiani ci fossero stati due militari inglesi, tedeschi, americani o francesi. Che la dignità nazionale non fosse un valore per il nostro esecutivo lo avevamo capito da tempo. Ora si certifica anche il suo scarso peso internazionale. E Intanto da Palazzo Chigi e dalla Farnesina continua il silenzio». Gianni Alemanno concorda, e scrive su Facebook che «l’Onu se ne lava le mani dei nostri marò. Fallimento personale della Bonino e dei suoi buoni rapporti con l’Onu. Renzi fai una cosa giusta: Bonino a casa». Alle critiche tenta di rispondere in qualche maniera il ministro della Difesa Mario Mauro, sostenendo che «il Governo ha impostato due azioni chiare: una è l’internazionalizzazione del caso, quindi il braccio di ferro fosse anche con l’Onu va vinto per questo. Non si può pensare che sia una questione solo tra Italia e India, per una semplice ragione. Si tratta di due militari impegnati in una missione nazionale, ma che risponde a una esigenza di una collettività globale, che è quella di porre un argine alla pirateria e al terrorismo», ha detto,condividendo quindi gran parte delle critiche del centrodestra alle Nazioni Unite. «Nell’audizione che ho fatto in parlamento qualche giorno fa – ha ricordato ancora il ministro – ho appunto spiegato che noi abbiamo circa 7.000 uomini in giro per il mondo, impegnati in 21 nazioni e in 26 missioni differenti. È chiaro – ha sottolineato – che noi non potremmo che vedere intrinsecamente legate le vicende di questo pronunciamento giudiziario, con il nostro impegno internazionale. È indispensabile che si riconosca il carattere internazionale del problema». Ma Giorgia Meloni non la vede così: «Prima il disastro fatto dall’esecutivo tecnico di Monti, che ha deciso di affidarsi alla giurisdizione indiana; ora le azioni confuse e scomposte del governo delle larghe intese che si fa deridere anche in sede Onu: il “diplomatico” diniego di Ban Ki-moon, alla richiesta del ministro Bonino sul caso dei due marò, è l’ennesimo fallimento della strategia del governo. L’Italia è stanca di questa inettitudine e incompetenza», ha infatti dichiarato il presidente dei deputati di FdI, che ha aggiunto: «L’esecutivo faccia immediatamente, senza ulteriori perdite di tempo e di dignità nazionale, quello che gli esponenti di Fratelli d’Italia chiedono fin dall’inizio di questa assurda storia: si ponga la questione in sede Ue e sede Nato, organizzazioni di cui l’Italia fa parte a differenza dell’India. È da loro che ci aspettiamo una presa di posizione netta e inequivocabile. Se non giungerà il sostegno dei nostri partner internazionali l’Italia ritiri le proprie truppe da tutti i contesti internazionali e a sospenda i trasferimenti economici alla Unione Europea». L’idea potrebbe essere vincente, perché proprio poche ore fa il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha detto di essere «personalmente preoccupato per i due marò italiani e per l’idea che siano perseguiti per terrorismo e per le implicazioni negative sulla lotta alla pirateria». Rasmussen, rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa, ha ricordato che «la lotta alla pirateria è fatta nell’interesse di tutti. Ho fiducia – ha concluso – che la situazione dei due marò italiani possa trovare presto una soluzione». Dall’agosto 2009 la Nato ha in corso l’operazione anti-pirateria Ocean Shield che opera nel golfo di Aden e al largo del Corno d’Africa. Nella stessa area, dal dicembre 2008, agisce anche l’operazione Atalanta della Ue. Entrambe le operazioni rispondono a quattro risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu adottate nel 2008.