Marò, ancora un rinvio di 15 giorni. Archiviata l’applicazione della legge anti-terrorismo

Un altro rinvio, il 27esimo dall’inizio della vicenda.  Anche questa mattina l’udienza  della Corte Suprema indiana, chiamata ad esprimersi sul destino dei due marò da due anni in attesa di processo, si è conclusa con un nulla di fatto. Il nuovo slittamento della sentenza di due settimane conferma il sospetto che il governo di Nuova Delhi voglia strumentalizzare il caso fino alle elezioni politiche di maggio. A nulla sono valse le pressioni di Matteo Renzi (che appena insediato ha telefonato ai due sottufficiali italiani) visto che l’India continua a zigzagare tra impegni e smentite generando un valzer di notizie contraddittore. L’unica nota positiva della giornata sembrerebbe, ma il condizionale è d’obbligo, la non applicabilità della legge anti-pirateria (Sua Act) che prevede anche la pena capitale. Secondo quanto riferisce il Times of India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non saranno processati in base al Sua Act: il procuratore generale indiano G. E. Vahanvati, infatti, ha presentato questa mattina l’opinione favorevole del governo (un parere scritto del ministro della Giustizia) ad abbandonare il Sua act ma a una condizione giudicata irricevibile dalla difesa italiana: i capi di accusa dovranno essere riformulati dalla polizia Nia, l’unità antiterrorismo che ha svolto finora  le indagini. L’avvocato della difesa dei sottufficiali di Marina,  Mukul Rohatgi, ha subito rispedito al mittente la richiesta obiettando che «è impossibile utilizzare la Nia in assenza del Sua Act». All’uscita dell’udienza odierna Rohatgi ha voluto sottolineare il risultato di aver eliminato lo scoglio rappresentato dalla legge anti-pirati. «Abbiamo fatto un primo passo. Ora presenteremo le nostre motivazioni avverse al mantenimento della polizia investigativa Nia». Un altro drammatico e vergogno stop and go: il giudice ha chiesto alla difesa di presentare entro una settimana le motivazioni del suo rifiuto di un coinvolgimento della Nia. Da quel momento, l’accusa avrà a sua volta un’ulteriore settimana per mettere a punto la sua linea. Se ne riparla, se va bene, il prossimo 7 marzo.