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Lo slittamento della legge elettorale è un regalo a Letta e ai piccoli partiti

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L'Intervento

I piccoli partiti hanno ottenuto un anno di proroga per la claudicante legislatura in corso. Matteo Renzi ha espresso il suo disappunto per la decisione della conferenza dei capigruppo della Camera dei Deputati di calendarizzare il prosieguo della legge elettorale a partire dall’11 febbraio. Sembra un piccolo dettaglio, visto che tra la prima data utile di martedì 4 e quella fissata di martedì 11 febbraio c’è soltanto una settimana di differenza, ma i pochi giorni di slittamento fanno durare certamente la legislatura un anno in più e questa è la ragione per cui Renzi non ha gradito.

Riprendere l’iter l’11 febbraio vuol dire approvare la legge alla Camera attorno al 20 febbraio, quindi far partire il tutto al Senato non prima di martedì 25 febbraio. Lasciando solo due settimane di lavoro alla commissione e poi due settimane all’aula di Palazzo Madama è prevedibile che il testo finale delle regole di voto non diventeranno legge prima di fine marzo. A quel punto scatteranno i 45 giorni entro i quali andranno ridisegnate le circoscrizioni, arrivando a metà maggio, data in cui la finestra elettorale sarà chiusa.

Se invece si fosse evitata la settimana dilatoria ottenuta dai piccoli partiti alla Camera Renzi e Berlusconi avrebbero anche potuto valutare l’ipotesi del voto in primavera, approvando tutto a metà marzo, definendo i collegi ad aprile con successivo scioglimento delle Camere e voto a giugno dopo i 45 giorni previsti come tempo minimo dalla Costituzione.

A questo punto la legislatura andrà certamente avanti per più di un anno e i protagonisti dell’accordo sulla legge elettorale devono decidere come utilizzare questo tempo a disposizione. È oggettivamente difficile che tutto possa restare com’è, con Letta al timone, Alfano in maggioranza, Berlusconi all’opposizione e Renzi con un piede dentro e uno fuori. O i tre protagonisti dell’intesa trovano un percorso comune col premier e individuano un programma condiviso per arrivare al 2015 o il rischio di un logoramento quotidiano del governo e dei partiti diventa concreto.

L’alternativa è un concreto cambio di passo,con Letta che decide di farsi da parte e Renzi che si assume la responsabilità di governare in prima persona o di dar vita ad un governo di scopo assieme con Berlusconi.

Le strade che il rinvio dell’approvazione alla Camera della legge elettorale ha aperto sono molteplici e probabilmente soltanto dopo il voto delle europee di maggio si capirà con quale governo e quale maggioranza arriveremo alle elezioni del prossimo anno.

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