L’Europa ci chiede lacrime e sangue, ma sperpera un miliardo per avere due sedi

Costano 200 milioni l’anno, un miliardo a legislatura, le due sedi del Parlamento europeo: quella di Bruxelles, dove ormai si svolgono quasi tutte le attività, e quella di Strasburgo, la cui funzione si è andata via via perdendo. Contro questo spreco la vicepresidente dell’europarlamento, Roberta Angelilli, ha indossato i guantoni verdi da Hulk, simbolo della rabbia per quei soldi buttati al vento in un momento in cui la crisi – e ancora di più le istituzioni comunitarie – impongono austerità. Con lei a protestare, davanti alla sede di Strasburgo, c’erano anche i giovani militanti del Nuovo centro destra. «Stop wasting euros» si leggeva sullo striscione che hanno esposto in strada e poi sul volantino che Angelilli ha voluto mostrare anche all’interno dell’aula, nel corso dell’intervento con cui ha chiesto formalmente la fine di questa vera e propria follia. «Chiediamo subito di chiudere la doppia sede e di utilizzare queste risorse per imprese e lavoro», ha detto Angelilli, sottolineando che «si chiedono sacrifici ai cittadini e alle imprese, ma si continua a mantenere la doppia sede del Parlamento europeo che ha un costo inutile di 200 milioni di euro l’anno, tra spostamenti del personale e dei documenti, manutenzione della sede di Strasburgo e costi ambientali, stimati in 20mila tonnellate di CO2». Per capire l’entità dello sperpero basterà ricordare che proprio un miliardo di euro è la cifra stanziata oggi dall’europarlamento per il pacchetto d’investimenti nel digitale previsto dalla Connecting Europe Facility, lo strumento che finanzierà i progetti delle grandi reti infrastrutturali paneuropee dall’energia ai trasporti. La questione della doppia sede non è nuova e, anzi, il Parlamento europeo si è più volte espresso contro il mantenimento della sede di Strasburgo, verso cui eurodeputati e assistenti devono fare la spola una volta al mese. Il problema, però, è che quella rappresentanza è prevista dalla Costituzione che può essere modificata solo con voto unanime. E la Francia, che dal parlamento di Strasburgo trae un notevole vantaggio economico, non ci pensa affatto a fare un passo indietro. Per questo la richiesta di Angelilli è stata rivolta «a gran voce al Consiglio, e soprattutto alla Francia». «Pongano fine – ha detto l’esponente del Ncd – a questo circo itinerante».