Leghisti contro Napolitano al Parlamento europeo. Salvini e i suoi indossano le magliette “No Euro”

Le prossime elezioni europee vanno considerate “come un momento di verità da affrontare fino in fondo”, anche perché sono “evidenti le ragioni del disincanto” dei cittadini per “il peggioramento delle condizioni di vita”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Strasburgo dove ha partecipato alla sessione plenaria del Parlamento europeo e ha detto che dall’Unione europea non si torna indietro. Il capo dello Stato ha anche criticato le “agitazioni distruttive contro l’euro” affermando che non rappresentano un’alternativa all’Europa che pure ha mostrato “gravi carenze nel suo cammino”.

“C’è vacua propaganda e scarsa credibilità – ha aggiunto Napolitano – nel discorso di quanti hanno assunto atteggiamenti liquidatori verso quel che abbiamo edificato nei decenni scorsi” cioè l’Europa dei 28. Un riferimento piuttosto evidente ai grillini e anche ai leghisti che nel Parlamento di Strasburgo hanno contestato Napolitano, guidati dal segretario Matteo Salvini, esponendo manifesti e striscioni anti-euro e interrompendo brevemente il discorso del presidente. Sugli striscioni le scritte “No euro” e “Euro kills”. Alla contestazione hanno partecipato, oltre al segretario Salvini, il capogruppo Lorenzo Fontana, Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Quest’ultima indossava una maglietta con la scritta “Napolitano non è il mio presidente” che gli è stata affidata da un militante prima della partenza per Strasburgo. I commessi dell’Europarlamento sono intervenuti per sequestrare manifesti e striscioni. La contestazione di Napolitano è stata accolta dai fischi e dalla disapprovazione degli altri eurodeputati.

Il ministro della Difesa Mario Mauro ha criticato duramente il comportamento dei leghisti: “Interrompere il Presidente della Repubblica Italiana è già di per sé un atto gravissimo. Farlo all’estero è un oltraggio al Presidente, all’Italia e agli italiani tutti. La Lega chieda scusa. Si vergogni.” Ma Salvini non la pensa così: chi difende l’euro si deve vergognare, il voto di maggio spazzerà via l’eurofollia.