Le minacce del Noa: la Procura apre un’indagine: pericolo concreto, lessico veterobrigatista

La Procura di Torino ha aperto un fascicolo di indagine, gestito personalmente dal procuratore reggente Sandro Ausiello, ipotizzando il reato di minacce per la lettera, a firma Noa recapitata ieri alla redazione  dell’Ansa di Torino e poi a quelle di Roma e Bologna della stessa Agenzia.
Il documento viene considerato dagli inquirenti con la massima attenzione: per il modo in cui è scritto è ritenuto più serio e attendibile di altri messaggi che, nel quadro del fenomeno No Tav e più in generale dell’antagonismo, si sono succeduti nel corso del tempo soprattutto sul web. Vi compaiono termini riconducibili al lessico delle vecchie Brigate Rosse, mescolati però a valutazioni che sembrano tipiche dell’anarchismo radicale. Un mix esplosivo che ha allarmato gli inquirenti.
Il plico, tre fogli fotocopiati all’interno di una busta commerciale, sembra spedito, secondo un timbro poco leggibile, da Torino con due francobolli da 0,70 euro ciascuno e recita parole di una violenza sopra le righe che ricorda, fin troppo bene, quella delle Br. Anzi, come dissero all’epoca alcuni che si rifiutavano di vedere la realtà, delle «sedicenti Brigate Rosse»: la «lotta armata» partirà da Torino e dalle battaglie contro il Tav. E come primo atto vedrà l’esecuzione della «sentenza di condanna a morte» per quattro persone colpevoli di partecipare alla «repressione» del movimento che si oppone alla ferrovia Torino-Lione. I tre fogli firmati “Noa – Nuclei Operativi Armati” e vergati al computer, due sono dedicati alla «risoluzione politica» e uno alla «risoluzione strategica» con l’ordine di eseguire «immediatamente» gli omicidi, su cui ora indagano la Digos e la procura del capoluogo piemontese.
Fra i bersagli figura Stefano Esposito, senatore torinese del Pd destinatario da tempo di minacce e intimidazioni per le sue prese di posizione a favore del supertreno, che ha incassato un applauso di solidarietà dai colleghi di Palazzo Madama. Ci sono poi un imprenditore, un tecnico e un esponente delle forze dell’ordine. “Deliri criminali”, dice il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, secondo il quale «sulla brutta piega che ha preso l’opposizione No Tav sarebbe ora che tutti uscissero dall’ambiguità». Il testo, con i suoi accenni a «tribunali rivoluzionari», «coscienze proletarie» e «governi di padroni», ha i connotati di una caricatura dei comunicati delle Brigate Rosse. Ma non per questo non viene preso sul serio dagli inquirenti. Anche perché dagli ambienti dell’antagonismo e dell’anarchismo più radicale arrivano – spiegano fonti investigative – segnali da non trascurare: c’è chi coltiva propositi di inasprire il confronto e chi pare stia tentando di soffiare sul fuoco.
La sigla Noa non ha mai preso iniziative nel bacino piemontese e si sta lavorando per vedere se sia mai spuntata altrove; non ha niente a che vedere, comunque, con il “Noa” di Bologna 2012, un collettivo di artisti che sperimentarono uno “spazio occupato”.
«In Valsusa – è scritto nel comunicato – esiste ormai una consapevolezza rivoluzionaria. Molti compagni hanno solide radici». E il “carcere duro” disposto per i quattro attivisti No Tav arrestati per terrorismo richiede una risposta forte: «il tempo della lotta pacifica, fatta di scritte e manifestazioni, è superato». Insomma si annuncia un salto di qualità. Tanto da costringere il Movimento No Tav a prendere con forza le distanze: «Noi pratichiamo la disobbedienza civile a viso aperto senza violenza. Respingiamo al mittente, vale a dire al governo e ai poteri forti, queste operazioni di delegittimazione vecchie di quarant’anni». Gli attivisti osservano che i misteriosi Noa si sono fatti vivi alla vigilia della grande mobilitazione No Tav di sabato prossimo, con cortei e presidi in numerose città italiane dalla Val di Susa alla Sicilia. Polemici anche i familiari degli arrestati, che parlano di «goffo e ridicolo tentativo di strumentalizzare la condizione dei nostri cari». Anche il Movimento 5 Stelle, vicino ai No Tav ma pesantemente criticato dai Noa per lo «spettacolo comico» dei suoi parlamentari cerca di buttarla in caciara: «Questo non è il movimento No Tav – spiega la deputata Laura Castelli – e queste minacce fanno parte di una intossicazione informativa creata ad hoc». Insomma dai tempi delle “sedicenti Brigate Rosse” nulla sembra cambiato. E il tempo sembra essere passato invano.