Latorre risponde su Fb a Napolitano: «Grazie signor presidente». Ma la soluzione del caso è ancora lontana

«Grazie Signor Presidente della Repubblica Italiana». L’unico contatto con l’Italia lo garantisce il social network: così, con la pazienza e la dignità di sempre, su Facebook il fuciliere della Brigata Marina San Marco, Massimiliano Latorre ringrazia il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, condividendo il link di una notizia che riporta la telefonata in cui l’inquilino del Quirinale ha detto ai due fucilieri «tornerete con onore». Già tornare: sembra una questione infinitamente aperta, quella del rientro dei due marò, trattenuti da ormai due anni in India senza che – cosa che raddoppia lo sconcerto – siano ancora stati formulati i capi d’imputazione e stabilito il codice da applicare eventualmente. Una realtà di lunga ed estenuante attesa che, al danno della detenzione, sia pur a piede libero, dei nostri due militari, aggiunge la beffa dell’imprevedibilità della situazione processuale, già ampiamente criticabile per i tempi e le complicazioni burocratiche che, dall’inizio ad oggi, hanno condizionato e rallentato l’iter giudiziario. Un incubo partito dall’accusa, rivolta ad entrambi i militari, di aver ucciso il 15 febbraio 2012, mentre erano in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, due pescatori scambiati per pirati.

Dunque, a due anni dall’inizio della vicenda internazionale, alla vulgata dello sconforto si unisce nuovamente in queste ore anche il ministro degli esteri Emma Bonino la quale ha risposto ad una domanda sull’intricato caso Marò rivoltale a margine della conferenza di Monaco, auspicando che lunedì, quando si riunirà la Corte Suprema indiana, «escano almeno i capi d’accusa», che «è sconcertante» non siano stati ancora enunciati. Ricordando, a margine del commento spazientito, che «i nostri marò erano in servizio all’epoca dei fatti contestati, e quindi non si può applicare la legge anti-terrorismo», che prevede la pena di morte. In caso contrario, come ribadito anche dal vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, se  l’India dovesse «richiedere di applicare la legge anti-pirateria» contro i marò «significherebbe spingere l’Ue a modificare i rapporti e la trattativa sul libero scambio», aggiungendo che «Barroso è stato chiaro: l’Ue è contro la pena di morte, invocarla significherebbe provocare reazioni da parte dell’Ue».

Dichiarazioni istituzionali che denotano l’attenzione politica e diplomatica sul caso a cui, dall’inizio della controversa vicenda, si è sempre aggiunta una solidarietà popolare dimostrata su tutto il territorio nazionale. E allora, anche questa mattina, la cronaca registra l’ennesima iniziativa a favore del rilascio di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre: un presidio organizzato sotto la prefettura di Genova in Largo Lanfranco ha dato vita all’iniziativa intitolata Quattro passi per i marò, per tenere alta l’attenzione delle istituzioni sul caso dei due fucilieri italiani. Una vicenda inquietantemente ancora da definire…