La figlia di Mia Farrow torna ad accusare il patrigno Woody Allen: abusò di me, non merita il Golden Globe

«Spero che trovino la soluzione e un po’ di pace». La bella attrice australiana Cate Blanchett (candidata all’Oscar per l’ultima pellicola di Woody Allen, Blue Yasmine) se la cava così commentando la “vecchia” accusa (tornata oggi sotto i riflettori)  rivolta al regista newyorkese di aver abusato sessualmente di Dylan Farrow, la figlia di sua moglie Mia Farrow. La brutta storia (per la quale Allen venne indagato e mai processato) è tornata attuale dopo la lettera aperta della vittima al New York Times (e pubblicata dal blog di Nicholas Kristof, giornalista schierato in prima linea a difesa degli abusi ai danni dei minori) nella quale per la prima volta svela i particolari di quella drammatica esperienza vissuta da bambina.  «Quando avevo 7 anni il mio patrigno, Woody Allen, mi prese per mano, mi portò in una stanza, mi disse di stendermi e di giocare con il trenino di mio fratello. Poi abusò sessualmente di me, sussurrandomi che ero una brava ragazza, che era il nostro segreto, promettendomi che sarei andata con lui a Parigi e sarei stata una star nei suoi film». Ed è proprio al mondo luccicante di Hollywood, alle sue star patinate che si rivolge la figliastra dell’attore fresco di Golden Globe alla carriera. Una “medaglia” che brucia, l’ennesimo tributo al genio di Woody, che ha scatenato la reazione durissima della ragazza che accusa il mondo dello spettacolo di aver sempre convissuto e accettato questa ambiguità tra l’uom0 e l’artista.

«Allen – scrive la ragazza – è la prova vivente del modo in cui la nostra società non riesce a difendere le vittime della violenza sessuale» Ed è alle dive, muse ispiratrice del grande regista, a rivolgere il suo atto d’accusa. «Chiedo a Cate Blanchett, a Alec Baldwin come si sarebbero comportati se a subire abusi sessuali fosse stato un loro figlio. E tu, Diane Keaton (con la quale Allen ebbe una lunga relazione, ndr) tu che mi hai conosciuto quando ero ancora una bambina? Ti sei dimenticata di me?». L’obbiettivo di Dylan Farrow («per anni mi sono sentita in colpa per avergli fatto avvicinare altre bambine», «ancora oggi non posso vedere i treni elettrici») non è la denuncia della violenza sessuale (già fatta nel 1992 assieme alla madre Mia), ma quello di generare un dibattito più ampio a partire dal suo patrigno al quale sembra venire perdonata ogni schifezza. Persino la più ignobile. Nel giorno della consegna del Golden Globe era stato il figliastro di Allen, Ronan Farrow, a denunciare il regista sul web, “mio padre è un pedofilo”. Anche Mia del resto aveva twittato contro Woody durante la cerimonia “è arrivata l’ora di prendere il gelato dal frigo e cambiare canale”. Tutto qui?