La disperazione dinanzi alla crisi: un ristoratore si dà fuoco a Monza, salvato dalle forze dell’ordine

È una tragedia sfiorata perché l’uomo non è morto. Ma è una tragedia. Il gesto di disperazione di un ristoratore di Monza che ieri sera, intorno alle ventidue, in viale Lombardia, si è dato fuoco per protestare contro la costruzione di barriere anti-rumore davanti al suo ristorante, è l’ennesima dimostrazione della drammatica solitudine in cui sente di sprofondare un piccolo imprenditore avviluppato nella stretta di una crisi ormai tentacolare, senza che nessuno – istituzioni, sigle sindacali, associazioni professionali – faccia qualcosa pur di allentarne la morsa che lo avvince.

Certo, per salvarlo dalle fiamme, le forze dell’ordine non hanno esitato a gettarsi  sull’uomo che si era appena cosparso di benzina e poi incendiato: il comandante della Polizia Stradale di Seregno è rimasto ustionato insieme ad un agente. Ma a parte il loro gesto eroico?

Il proprietario del bar Raffaello, aveva investito tutti i suoi averi in quel bar tavola calda, da anni in difficoltà a causa dei lavori per la realizzazione del tunnel urbano in viale Lombardia a Monza. Da settimane protestava con gli altri commercianti della zona allo scopo di difendere il proprio lavoro, già duramente provato dalla recessione e da una rigida imposizione fiscale, da cui non è stato esente neppure il commerciante che ieri si è dato fuoco.

Era in ginocchio, C.D.G., ma non voleva farsi sdraiare dalle difficoltà congiunturali: così, ha cercato almeno di eliminare uno dei tanti ostacoli posti dalla crisi sul suo cammino imprenditorialee: e per evitare il posizionamento di quelle barriere anti rumore che avrebbero offuscato le facciate delle attività lungo il viale – che peraltro, a detta dei proprietari dei negozi, impedirebbero anche la sosta e l’accesso dei mezzi nei passaggi carrai – l’uomo, le cui urla di disperazione non sono arrivate alle orecchie di chi avrebbe dovuto aiutarlo a difendersi dalle difficoltà, intriso di benzina una coperta, si è dato alle fiamme buttandosi a corpo morto su quell’incendio appena appiccato. Le condizioni del ristoratore e dei due agenti intervenuti per salvarlo non destano attualmente preoccupazione, anche se il commerciante ed uno dei poliziotti hanno riportato ustioni estese su tutto il corpo.

Oggi, dunque, sulle ceneri di questo gesto, ultima scena drammatica di ordinaria disperazione – e ennesimo anello di quella che sembra una interminabile catena di suicidi e tentativi estremi – si annidano ulteriormente i germi di una disperazione che ha generato nelle persone, in questi ultimi anni di difficoltà economica internazionale, un inestirpabile senso di solitudine e di disillusione. Artigiani, piccoli imprenditori con l’acqua alla gola, padri di famiglia che non sanno più su cosa tagliare, lavoratori dipendenti con l’ufficiale giudiziario alla porta, pensionati, disoccupati, precari, e semplici cittadini in bilico tra le difficoltà oggettive e la speranza di essere ascoltati, dimostrano – a rischio della propria vita – il loro totale convincimento di una assoluta mancanza di mediazione tra lo Stato – patito solo nella sua valenza di oppressore fiscale – e le forze sindacali, emanazione di un potere avvertito come lontano e stanco, ormai sempre più inefficace e meno operativo.