La Consulta ha ridato fiato al partito delle droghe libere. E a breve torneranno liberi 10mila spacciatori

La sentenza della Consulta sulla Fini-Giovanardi ha avuto subito un primo effetto dirompente: è diventata il cavallo di Troia per trasformare l’Italia in un drug-free. In meno di ventiquattr’ore gli antiproibizionisti – rivitalizzati e ringalluzziti da una decisione che le comunità di recupero hanno definito una «porcata istituzionale» – sono usciti allo scoperto. Manconi, Ferrero, Vendola, una lunga pletora di piddì e radicali e anche l’ex magistrato e presidente di Azionecivile, Antonio Ingroia esultano e ora spingono per la liberalizzazione e depenalizzazione della cannabis. «Ora che si torna al regime precedente si può finalmente discutere seriamente di questa materia partendo, come già si sta facendo nel resto del mondo, dal fallimento del proibizionismo», ha detto Luigi Manconi, senatore del Pd e presidente della commissione parlamentare dei diritti umani, in un’intervista alla Stampa. «Non dico che la cannabis faccia bene o che non possa far male – ha sottolineato –  Ritengo che gli effetti del suo abuso sono probabilmente inferiori a quelli derivanti dall’abuso di sostanze perfettamente legali come l’alcol o il tabacco e che possano essere meglio contrastati in un regime di regolamentazione». Chiaro l’input arrivato da Nichi Vendola: «Anche per la Corte Costituzionale la legge Fini Giovanardi è una legge inutile, feroce, dannosa. Non possiamo dimenticare però quanti danni ha prodotto in questi anni. Ora si passi a legalizzare la cannabis». Un orientamento condiviso anche da Ingroia: «La decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi ci consente di uscire, almeno su questo tema, da una concezione sbagliata concettualmente e illogica perché l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti non ha alcun fondamento scientifico. La liberalizzazione delle droghe leggere, accompagnata da una seria campagna di prevenzione, oltre ad andare nella direzione di un sacrosanto diritto, darebbe anche un serio colpo alla criminalità organizzata visto che l’importazione e lo spaccio sono tra le principali attività della mafia». E con la sentenza della Consulta si fanno già i conti sui detenuti che potrebbero essere rimessi in libertà. I numeri parlano da soli: sono tra i 10 e gli 11 mila quelli che potrebbero potenzialmente usufruire delle ricadute della sentenza della Consulta. Tanti, infatti, secondo le stime delle associazioni di settore sono le persone in carcere per reati connessi alle droghe leggere quali cannabis e hashish.