Il suicidio del Pd in diretta tv dalle 15: Renzi pronto a spodestare Letta con la scusa delle riforme

La resa dei conti è fissata per le 15 (in diretta tv sulla Sette e su Sky) al Largo del Nazareno, con Matteo Renzi protagonista di una direzione del Pd che potrebbe portare alla clamorosa sfiducia preventiva del premier Letta, propedeutica a un cambio di poltrona con l’arrivo del segretario a Palazzo Chigi. I toni si preannunciano accesi, dopo il braccio di ferro di ieri, con il presidente del Consiglio che ha spiegato di non volersi dimettere e a Renzi ha chiesto chiarezza. «Parlerò a viso aperto in Direzione», ha assicurato a sua volta il segretario dei democratici, che ha già pronto programma e squadra nel caso in cui il Pd decida che tocchi a lui prendere il posto alla guida del governo. Uno dei pallini del sindaco di Firenze è il taglio dei costi della politica. Per questo, se la staffetta con Letta andrà in porto, la compagine di governo sarà snella: i ministri essenziali e quelli che vogliono dare il senso di una direzione. Di nomi certi ancora non ce ne sono ma il nome dell’economista Tito Boeri, che da tempo ha creato un rapporto con il sindaco, è molto accreditato per un posto al ministero dell’Economia. Così come l’ex ministro Fabrizio Barca sarebbe in corsa per il lavoro fatto con Mario Monti sui fondi comunitari, molto apprezzato dal sindaco di Firenze. Anche Guglielmo Epifani, che ha gestito la fase congressuale con grande imparzialità, viene dato tra i nomi in pista per il ministero del lavoro. Tra i fedelissimi del sindaco gira il nome di Maria Elena Boschi alle Riforme con il compito di portare a casa la legge elettorale, la riforma del Senato e del Titolo V, obiettivi che Renzi continua a ritenere fondamentali per imprimere una svolta al paese. Agli Interni dovrebbe andare Graziano Del Rio mentre Angelino Alfano dovrebbe restare vicepremier. Dovrebbero essere riconfermati, ma non alle stesse caselle, i ministri Andrea Orlando, Dario Franceschini e Emma Bonino potrebbe restare agli Esteri. Il nome di Alessandro Baricco viene escluso come “nome di fantasia” ma non si esclude che Renzi possa volere in squadra uno dei suoi massimi sponsor, il patron di Eataly Oscar Farinetti che però ha già declinato ipotetici inviti anche da parte di Letta: “direi di no, ho un sacco di progetti come imprenditore”, ha detto domenica. Nei contatti di questi giorni con gli altri partiti che potrebbero sostenere il governo Renzi, Ncd e Sc, il sindaco sa di dover stare attento agli equilibri di coalizione e, a quanto si apprende, Maurizio Lupi potrebbe essere confermato e un dicastero potrebbe andare al montiano Andrea Romano. Ma se contano le persone, per il leader Pd sono fondamentali soprattutto le “cose concrete”, le riforme e  le misure da realizzare subito, una volta al governo, per cancellare nel paese l’impressione di aver fatto un’operazione di Palazzo. “Matteo, ha già una lista di misure da attuare e tirerà dritto come ha fatto per chiudere l’intesa sulla riforma elettorale”, raccontano i suoi che tra le prime iniziative mettono un taglio di 10 miliardi di spesa pubblica, il jobs act e un piano di misure per tagliare i tempi della burocrazia.