Il presidente tedesco Gauck esorta il Paese: superiamo i sensi di colpa, più interventismo negli scenari di crisi

La Grande Germania non può essere solo una realtà economica, dev’essere protagonista anche nello scenario internazionale. Il che significa più attivismo in politica estera anche potenziando l’esercito, superando i complessi colpa legati alla Seconda guerra mondiale.  In principio è stata la nuova ministra della Difesa, Ursula von der Leyen, frenata (poco) dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier. Poi è arrivato il turno della cancelliera Angela Merkel. E infine è sceso in campo anche il capo dello Stato, Joachim Gauck, a sostenere un messaggio dalla portata simbolica enorme per il passato tedesco. La Germania deve tornare a impegnarsi di più negli scenari di crisi mondiali. Con la politica, ma anche, dove necessario, partecipando con meno ritrosia alle missioni militari internazionali. “Serve un cambio di mentalità”, ha esortato nel discorso inaugurale della conferenza sulla sicurezza di Monaco Gauck. “La colpa storica non deve più essere un argomento per farsi da parte in politica estera”, ha chiosato il presidente evocando il passato di aggressione nazista del ‘Reich millenario’, che ha messo a ferro e fuoco l’Europa e determinato la tragedia della Shoah. Per Gauck, Berlino deve avere la forza di assumersi un ruolo più forte nella Ue e nella Nato: “La Repubblica federale, da buon partner, dovrebbe impegnarsi prima, più decisamente e in maniera più sostanziale”. Continuare ad avere un atteggiamento di riserbo eccessivo “può produrre un effetto di auto-privilegio. E ogni volta che accadrà, lo criticherò sempre”. Una cosa, comunque, resta chiara: “La Germania non sosterrà mai una soluzione puramente militare”, ha precisato il capo di Stato tedesco, “ma quando arriva la discussione sull’ultima possibilità, sull’impiego dell’esercito, allora la Germania non può dire né ‘no’ per principio, né automaticamente ‘sì’ “. Il messaggio ha una duplice valenza: verso l’esterno, ai partner internazionali, cui Gauck ha voluto ancora segnalare come la Germania sia diventata adulta. L’altra si rivolge all’interno, agli stessi tedeschi: non dobbiamo aver timore di assumerci le responsabilità che ci competono. Del resto non c’è motivo di nascondersi: “Questa Germania è una buona Germania. La migliore che abbiamo mai potuto vivere”. Gauck vuole che la discussione irrompa nella società civile: “Abbiamo bisogno di dibattito su questi argomenti, in parlamento e altrove: nelle chiese, nei sindacati, nell’esercito, nei partiti e nelle associazioni”. Ma la società civile non sembra ancora pronta: secondo un sondaggio rappresentativo dell’istituto Yougov, per il 45% dei tedeschi la Germania fa già troppo con i suoi soldati all’estero. Mentre un 30% ritiene giusta la misura dell’impegno odierno (quasi 5mila militari in missione nel mondo), non di più. Le parole del presidente hanno comunque agitato le acque del dibattito pubblico, con una grande eco sui media. Del resto un’intervento simile, anche se più diretto, era costato il posto a un suo predecessore. Per aver detto nel 2010, di ritorno dall’Afghanistan, che un Paese delle dimensioni della Germania “deve anche sapere che in caso di necessità possono anche rendersi necessari interventi militari per difendere i propri interessi”, l’allora presidente Horst Koehler aveva scelto di dimettersi. Su di lui, dopo quelle parole, si era abbattuta una pioggia di critiche e attacchi durissimi in parlamento. Ma questa volta il presidente non è solo. Prima di lui la ministra della Difesa von der Leyen, in alcune interviste, aveva introdotto il cambio di passo nella politica estera tedesca.

La stessa Merkel, sollecitata dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon in visita a Berlino, aveva osservato come “la Germania si debba intromettere, per portare a una soluzione determinati conflitti” sullo scenario politico internazionale. “Ci sono nuove sfide – aveva aggiunto – e noi ci dobbiamo comportare in maniera nuova”. Ora al presidente, alla cancelliera e al nuovo governo di grande coalizione spetta il compito più difficile: convincere i tedeschi dell’opportunità che la Germania torni a occupare un ruolo da grande.