Il Pd è un partito irresponsabile guidato da un “avventuriero”: Alfano si tiri fuori se vuole sopravvivere

Il Partito democratico è il partito più irresponsabile della Seconda Repubblica. E non è certo migliore di nessuno di quelli che hanno attraversato la Prima. Se poi qualcuno immaginava che potesse essere il mallevadore della Terza, se lo tolga dalla testa. E’ una congrega di mistici della dissoluzione, organizzati per bande politiche, guidati da un giullare che un giorno dice una cosa ed un altro giorno l’esatto contrario. Immaginarlo, come purtroppo accadrà, alla guida del Paese fa venire i brividi. Anche perché si può stare certi che le sue interne tensioni continueranno ad essere scaricate sulle istituzioni, mentre il  segretario continuerà a spacciare illusioni invece che dal Nazareno, da Palazzo Chigi.

Non si conosce ancora molto del programma di Renzi, ma da quel poco che è trapelato ci è sembrato di capire che voglia rivoluzionare il sistema in un clima, in un contesto e con numeri parlamentari assolutamente inadeguati allo scopo. Per di più con la stessa maggioranza che finora ha sostenuto il governo Letta: di “nuovo”, dunque, ci sarebbe soltanto lui, il salvatore della Patria che si propone addirittura di governare per tutta la legislatura e se non dovesse riuscirci andare in un qualsiasi momento alle elezioni.

Questo ha deciso la direzione di un partito. Anzi centotrentasei signori che di quel sinedrio fanno parte. Dunque, i destini dell’Italia dipendono da un manipolo di tesserati ad un’organizzazione politica che rappresenta al massimo se stessa. Un tempo, quando il leader democristiano di turno licenziava l’inquilino di Palazzo Chigi, sempre del suo partito, lo faceva con il conforto di un congresso che era il punto di arrivo di altri congressi locali e di un dibattito diffuso e approfondito. Ma neppure questo andava bene perché la vita di milioni di italiani non poteva dipendere dalle paturnie di una sola, per quanto articolata, organizzazione politica.

Oggi occorre molto meno. E Renzi si è adeguato. Il “partito personale” è onnipotente e caccia come e quanto vuole chi si è assunto la responsabilità di presiedere un governo in condizioni impossibili. Non che Letta abbia avuto la mano felice in questi dieci mesi di sostanziale immobilismo, ma ci appare piuttosto bizzarro che lo si congedi senza neppure ascoltare in Parlamento le sue ragioni, soltanto perché un Renzi qualsiasi, votato finora soltanto da membri, militanti e simpatizzanti del suo partito, si è messo in testa di provare a fare il presidente del Consiglio, senza avere neppure il buon gusto di farsi eleggere.

Se è vero, come ha sostenuto in direzione, che non cambierà la maggioranza, dovrà spiegare in che cosa consisterà la tanto vantata “discontinuità” (altra parola-talismano in uso nel vocabolario renziano) rispetto a Letta. Crediamo che non sarà affatto “discontinuo”, a meno che non si cerchi altri supporter per il suo governo.

A tale riguardo, immaginando le offerte che il nuovo premier (candidato per ora, infatti non è detto che il tentativo riesca) farà al Nuovo Centrodestra di Alfano, ci permettiamo di suggerire ai “diversamente berlusconiani” di tenersi alla larga da una simile operazione: i voti se li vada a cercare altrove il novello demiurgo del Nazareno. Diversamente, se dovessero accettare lo schema renziano che prevede anche un forte ridimensionamento della delegazione del Ncd nel governo, resterebbero vittime di un disegno dal quale uscirebbero malamente lasciando sul terreno consensi e prestigio.

Dovrebbero capire Alfano e soci che possono giocarsi la partita della vita lasciando Renzi in braghe di tela: questa volta il bene del Paese non c’entra nulla; c’entra – e molto – il bene del premier, della sua squadra e dello squinternato Pd lacerato dalle fazioni che manda a casa, senza neppure motivarlo, uno dei suoi uomini di maggior prestigio soltanto perché il “rottamatore” nella sua furia iconoclasta ha deciso così e, per di più, non sembra abbia espresso giudizi lusinghieri sull’attività di governo in questi ultimi dieci mesi. Perché il Ncd dovrebbe appoggiare chi lo disprezza?

Mai come in questo momento è necessario costruire una forte opposizione ad un governo che nasce (sempre che nasca, naturalmente) secondo logiche partitocratiche , come non si vedeva da tempo; licenzia un premier senza spiegarne i motivi; s’inventa una discontinuità tutt’altro che condivisa, ma elaborata nel chiuso di un’assemblea molto ridotta di partito. Tutto ciò è esattamente il contrario di quanto Renzi stesso ha sostenuto fino al giorno prima di essere “incoronato” leader del Pd. E’ sopportabile? Se li cerchi altrove i voti e, non trovandoli, di certo abbasserà le penne e si convincerà che alle elezioni non c’è alternativa. A costo di andarci con la legge riveduta e corretta dalla Corte costituzionale.