Il mondo del centrodestra si riunisce nel ricordo di Tatarella. Per aprire una nuova stagione

Tutti insieme attorno a un tavolo a discutere del Centrodestra nella Terza Repubblica, da La Russa  a Casini, da Gasparri ad Alfano, Da Bocchino a Maroni, da Formigoni a Scopelliti. Un centrodestra vasto e plurale che si è riunito al Tempio di Adriano a Roma nel nome di Pinuccio Tatarella, di cui la Fondazione che porta il suo il nome ha voluto ricordare i 15 anni dalla scomparsa. Iniziativa affiancata dalla Fondazione Alleanza nazionale, per la quale tra gli altri hanno presenziato Franco Mugnai e Donato Lamorte. Non è un’operazione nostalgia, la figura di Tatarella è decisiva per scrivere un «libro nuovo», per armonizzare persone e percorsi che in questi anni hanno prese strade diverse in nome di un sfida futura, dice Bocchino, «superando le polemiche e le divisioni e ritrovandosi tutti in un progetto alternativo alla sinistra con il quale tornare a vincere e a governare». È un percorso possibile? La chiarezza non è mancata nei vari interventi. Pragmatismo, capacità d’ascolto, rispetto per le culture politiche sono stati i pilastri dell’azione politica di Tatarella. Da quando è ventuta a mancare la sua intelligenza raffinata, «non siamo stati capaci di sostituirlo», ammette nel corso del convegno il presidente di FdI La Russa. «Tanti errori  abbiamo compiuto di fronte ai quali molte volte ci siamo sorpresi a constatare che “se fosse stato vivo Pinuccio non sarebbero mai stati compiuti”». E ora? Ora la nuova legge elettorale frutto del dialogo tra Renzi e Berlusconi apre scenari nuovi.  Casini ha preso atto serenamente del  fallimento del Terzo Polo e non ignorando le polemiche in seguito al suo riavvicinamento al centrodestra, ha detto: stare  insieme è possibile, «ma senza abiure e nel rispetto dei diversi percorsi politici». «In questi viaggi diversi», ha detto il leader dell’Udc, ognuno ci ha rimesso. Ora c’è una novità e cioè una riforma della legge elettorale che non consente di procedere in ordine sparso».

Una grande alleanza è possibile anche per Maroni, ma a determinate condizioni: «Ci sono due schemi: quello del ’94 quando facemmo un’alleanza per vincere, senza un programma ed è durata poco; e quella del 2001 con un programma definito. L’alleanza è durata e abbiamo governato. Il primo schema non mi interessa, il secondo sì». Altra condizione: proprio nel nome di Tatarella, «che aveva grande rispetto per le specificità dei territori», ricorda il governatore della Lombardia, la via per stare insieme passa per un programma con il federalismo e le macroregioni altrimenti ognuno va per la sua strada».

La parola è passata ad Alfano. Il leader del Nuovo Centrodestra ha esordito dicendo che a «differenza di Casini» non ha mai creduto nel Terzo Polo. «Il nostro modello è il bipolarismo e la missione da ora in avanti è la ricostruzione del centrodestra». Una ricostruzione possibile se si prende atto che l’“armonia” di cui ci parlava Tatarella è frutto di «fatica e di generosità». Forza Italia – aggiunge sondaggi alla mano – è il terzo partito del Paese mentre la coalizione di centrodestra è il primo. Dobbiamo far sì di trovare il modo per colmare il divario con il Pd. Questo si può fare con una grande coalizione e se si trova un accordo sul metodo e il programma. Il metodo è rappresentato dalle primarie. Dobbiamo consultare gli elettori affinché scelgano il candidato premier. Una nuova forma di partecipazione può essere il collante di una nuova grande coalizione».

Molto atteso l’intervento di Gasparri che ha ricordato gli errori compiuti in alcuni passaggi decisivi. «In Italia non c’è alternativa moderata e di centrodestra che possa prescindere da Berlusconi. Tutti quelli che volevano farne a meno, hanno perso il consenso dei cittadini. Per ricostruire il centrodestra, quindi, bisogna partire da questo dato di realtà». Il mantra di un centrodestra “deberlusconizzato” non funziona, ha detto il vicepresidente del Senato. «I “deberlusconizzatori” non hanno avuto successo – dice ricordando l’esperienza dell’Elefantino – e ora ciascuno, senza che si impongano abiure o autocritiche, dovrebbe smetterla – conclude Gasparri – di fare giochini politici che sono stati puntualmente applauditi da Repubblica e dalla sinistra che trasformavano in eroi del giorno coloro che sfasciavano il centrodestra, ma non hanno avuto il consenso dei cittadini». Con altrettanta chiarezza Ignazio La Russa ha risposto a Gasparri dicendo che «il problema non è se la coalizione deve essere o no “deberlusconizzata”. È sbagliato “deberlusconizzare”, ma è sbagliato anche perdere completamente la nostra identità. Ora – ha detto – il problema è quello di trovare un minimo comune denominatore, un programma condiviso. È inimmaginabile che i giornali riportino l’avvenuta intesa di una coalizione che invece non c’è». Ha aggiunto: «C’è una parte di questa coalizione  che tuttora è al governo, una parte che ne è uscita e una, come noi, che non vi è mai entrata. Una coalizione si comincia a fare quando si scrivono le regole. Renzi, racconta il presidente di FdI –  è venuto nella nostra sede  a parlare di legge elettorale ma io ho dovuto fare 12 telefonate per poterne parlare con Verdini. Evidentemente c’è qualcosa che non va. Io ho una cultura per cui da ragazzo ero molto affascinato dalla “bella morte”. Quindi se dobbiamo essere solo dei portatori d’acqua per gli altri, allora meglio andare da soli…», conclude ricordando che «Tatarella era molto orgoglioso e non avrebbe mai accettato che si mancasse di rispetto. Io anche in questo sono profondamente tatarelliano».