Il governo ritira il “salva-Roma”, Marino rischia la bancarotta

Il governo ritira il decreto che contiene il “salva-Roma”. Ora l’esecutivo varerà un nuovo provvedimento. Ad annunciare la decisione è stata il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi che ha anche motivato la scelta in ragione dell’elevato numero di emendamenti che avrebbero potuto tenere l’aula impegnata per 215 ore, ben oltre la scadenza del provvedimento. «Il governo – ha spiegato il ministro – durante la conferenza dei capigruppo, ha confermato la volontà di approvare entro i termini previsti il decreto che abbiamo all’esame alla luce di molte disposizioni di primaria importanza che vi sono contenute, come le previsioni per il Comune di Roma, quelle per il finanziamento a Expo e le previsioni che vanno a salvaguardare la regione Sardegna dopo le alluvioni di novembre. A fronte della rilevanza di questi provvedimenti il governo ha chiesto un’assunzione di responsabilità e il ritiro degli emendamenti. Di fronte alla indisponibilità di Lega e M5S e alla conferma da parte loro di proseguire con l’ostruzionismo in aula, era matematicamente impossibile l’approvazione entro il entro la scadenza». Dopo essere stato licenziato al Senato, il decreto sugli Enti locali doveva infatti avere il via libera della Camera per essere convertito in legge entro il termine perentorio del 28 febbraio, pena la decadenza. Con tutto ciò che ne consegue, soprattutto per Roma Capitale che ha legato a filo doppio i bilanci 2013 e 2014 alla possibilità di “scontare” una parte del debito grazie al passaggio di 485 milioni di euro alla gestione commissariale (350 per il 2013 e 135 per il 2014), misura contenuta nel documento e che la mette al sicuro dal rischio default e commissariamento. Ma l’esame del testo oggi è stato bloccato dall’ostruzionismo di Lega e M5S. Un filibustering che ha costretto l’aula a bloccare la discussione generale e convocare la conferenza dei capigruppo per cercare di raggiungere un accordo nel più breve tempo possibile. Poi, dopo due ore di riunione è arrivata la notizia che il governo ritirava il decreto.  Una notizia che ha fatto esultare su Facebook, Matteo Salvini: «Il governo ritira il decreto Salva-Roma e gli italiani risparmiano un miliardo di euro, che sarebbe finito a tappare il buco della Città più indebitata del mondo. Chi sbaglia paga, politici romani a casa. Lega, unica opposizione». Una decisione che ha provocato subito un terremoto politico in Campidoglio. «Il primo impegno di Renzi è venuto meno per colpa della sua maggioranza», ha detto il presidente dei deputato di FI Renato Brunetta. Per Gianni Alemanno «governo e Parlamento assestano un colpo definitivo alla credibilità politica e alla legittimità anche giuridica dell’amministrazione Marino. Non dobbiamo dimenticarci che il bilancio 2013 è stato approvato inserendo come parte fondamentale i finanziamenti del decreto salva Roma. Se questi finanziamenti non arriveranno il bilancio 2013 è privo di copertura, esponendo Roma Capitale alla necessità di un commissariamento. L’opposizione di centrodestra in Campidoglio, nonostante il modo molto illegittimo con cui è stato approvato in aula questo bilancio, ha dimostrato sempre la massima responsabilità per difendere gli interessi economici della nostra Città. Ma di fronte a queste nuove situazioni si impone un chiarimento immediato: il presidente Coratti convochi immediatamente un Consiglio comunale straordinario per discutere la situazione».