I veleni a “cinquestelle” mettono in fuga gli elettori: nei sondaggi Grillo perde due punti in sette giorni

Si stanno sfasciando da soli, è il commento degli avversari. E gli ultimissi sondaggi lo dimostrano. Il terremoto di queste ore in casa grillina tra esplusioni, scissioni annunciatie sfoghi a suon d’insulti e processi on line non lasciano indifferenti gli elettori Cinquestelle, che  alle scorse politiche si erano tuffati a milioni per sostenere il movimento antipalazzo, grondanti speranza nello tsunami del cambiamento. La gestione padronale del duo Grillo-Casaleggio, la cortina di ferro di fronte innalzata in Parlamento contro tutti deludere e confonde. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Ixè per Agorà, infatti, nell’ultima settimana il Movimento ha perso quasi due punti percentuali, unico partito a calare rispetto agli altri due maggiori partiti. Un tonfo notevole destinato a terremotare gli equilibri dello scacchiere politico. Le intenzioni di voto per il Pd, infatti, salgono al 30,3%, in crescita dello 0,9% rispetto a una settimana fa; sale anche Forza Italia (22,5 rispetto ai 21,7 di una settimana fa); perdono invece i Cinquestelle che dal 23,7% scende al 21,8. Le baruffe di queste ore hanno annullato l’effetto positivo registrato a caldo dopo lo show del capo davanti a Matteo Renzi in diretta streaming. Ancora peggiore risulta la situazione fotografata dall’istituto Piepoli che vede invece volare le quotazioni di Renzi e il consenso del Pd e crollare i Cinquestelle che scenderebbero a quota 18,5, il minimo storico. Una rilevazione sorprendente,  quella di Piepoli, anche per i numeri molto alti attribuito al centrosinistra (38,5) e ai Democratici incredibilmente valutati al 34 per cento, in netto contrasto con i sondaggi recenti di altri istituti demoscopici  che disegnato in modo molto diverso la torta elettorale del consenso politico. Pur nella diversità dei numeri il calo di Grillo è una costante. Gli stracci volati tra i dissidenti e il gruppo dei fuoriusciti, destinato ad allargarsi nelle prossime ore, rischiano una lenta emorragia di consensi, le parole grosse scagliate dai lealisti ai “traditori” (zavorre, parassiti, mangiasoldi) rischiano di generare un effetto a cascata per  la tenuta elettorale del movimento con tanti voti pronti a emigrare, per ora nel partito del non voto che gode ottima salute. Dal 31 gennaio gli italiani che scelgono l’astensione sarebbero aumentati di 10 punti percentuali.