I No-Tav sono in “guerra”? E i grillini se la prendono con le forze dell’ordine

La Val Di Susa, territorio blindato. Presidiato. Militarizzato. Monitorato. Terreno di una guerra senza fine scatenata dal movimento No Tav e che, tra scontri e rappresaglie, azioni dimostrative e veri e propri assedi, ha reso sempre più arduo distinguere tra attivisti ambientalisti e frange violente, uniti in nome di una strategia dimostrativa che ha infiltrato tra le schiere del movimento contro la linea ferroviaria veloce Torino-Lione anche gruppi di black block provenienti dall’Italia e dall’estero, pronti a mettere in atto la strategia suggerita all’occorrenza, persino da frange estreme del terrorismo, e declinata alla rivendicazione estremizzata e alla contestazione violenta focalizzata soprattutto contro gli agenti di polizia. Una guerra di cui non si contano più i feriti. Un dramma, quello dei No Tav, ormai alla farsa, in nome del quale il Movimento 5 Stelle ha presentato in Senato un ddl mirato ad adottare misure che permettano di identificare gli agenti durante i servizi di ordine pubblico. Il primo firmatario è Marco Scibona, della Val di Susa, vicino al Movimento No Tav, al quale si sono associati trentuno colleghi del gruppo.

Una guerra, insomma, quella dei No Tav, che ha ribaltato i piani persino della logica etica per cui, da che mondo è mondo, chi assale è il carnefice, e chi subisce l’assalto indiscutibilmente la vittima. Una guerra che ha annullato la linea di trincea che separa fazioni contrapposte, dove il manifestante è diventato il soggetto da difendere, e il poliziotto il criminale da identificare e sanzionare: tanto che, all’apice del paradosso, a margine della richiesta grillina si prevede anche l’adozione di un codice identificativo.

Per ora, intanto, si è iniziato con l’arrivare al riconoscimento dell’identità di un carabiniere attraverso un vistoso tatuaggio. Segno particolare che ha permesso alla Procura di Torino di citare in giudizio il militare in questione, chiamato in causa per episodi avvenuti durante gli scontri del 3 luglio 2011 in Valle di Susa tra le forze dell’ordine e i No Tav. Scontri avvenuti durante un prolungato tentativo di attacco dei No Tav al cantiere di Chiomonte, ora al vaglio di un maxi-processo in corso nell’aula bunker delle Vallette con 53 attivisti imputati e circa 200 parti offese tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Scontri che però, ad oggi, hanno individuato come primo nome all’indice quello del carabiniere, coinvolto in una guerra senza esclusione di colpi, iniziata con la protesta ambientalista, ma che ha via via ha ceduto a ben altri imput, raggiungendo la deriva odierna, per cui motivazioni ideologiche e ragioni della militanza armata rispondono a logiche di potere decisionale che con la matrice ecologica hanno ben poco in comune.