Giuliana Sgrena al “Secolo”: «Vi spiego cosa penso veramente dei Marò»

«Ho trovato sconveniente scrivere un articolo sul Secolo che faceva riferimento a una fonte, “Falce e martello”, che desta molte perplessità». Giuliana Sgrena è perplessa ma molto serena, puntuale all’appuntamento telefonico con il nostro giornale. Ci tiene a sottolineare che sui Marò non ha mai pensato quel che sul sito di F&M viene virgolettato, «non ho mai tenuto una conferenza stampa su questo argomento, men che meno sulla vicenda di Luxuria in Russia». Tutto questo, specifica, «è al di fuori delle mie prese di posizione normali».

I suoi giudizi in merito alla vicenda di Latorre e Girone sono sempre stati al centro di polemiche, in molti hanno equivocato…

L’equivoco è nato proprio nei primi giorni, quando i militari italiani furono presi dalle autorità indiane. Non dissi che erano colpevoli, ci mancherebbe, ma che si dovesse fare subito chiarezza e capire chi aveva realmente ucciso i due pescatori indiani.

Una posizione, questa, che è anche frutto della sua esperienza?

Sì, io sono stata vittima di un caso abbastanza simile, con la morte di Nicola Calipari che è sempre rimasta impunita… e questo particolare di non poco conto è un coltello che si rigira nella ferita. Il mio timore era proprio dettato dal fatto che quando un avvenimento si verifica all’estero da parte di stranieri, tutto viene messo a tacere e le vittime non trovano giustizia. Credo invece che tutti gli esseri umani abbiano diritto ad avere giustizia e anche i loro familiari.

Torniamo al caso dei marò…

Penso – e l’ho già detto più volte – che ci sia stato un  problema di fondo: con la legge La Russa sono stati mandati i militari sulle navi civili e commerciali per garantirne la protezione, ma non è stata chiarita esattamente qual è la linea di comando. Quindi è chiaro che, in una situazione di emergenza, i militari possono trovarsi nella condizione di non sapere a chi rispondere.

E allora?

Io chiedevo giustizia per gli indiani ma non sono entrata nel merito delle responsabilità. Di recente, dopo due anni in cui i nostri militari sono stati trattenuti in India in stato di detenzione, ho scritto un articolo, visibile sulla mia pagina web, che chiede giustizia per i marò: non si possono trattenere due persone in detenzione, anche se domiciliare, per due anni senza formulare un’accusa, Penso che la mia posizione sia lineare e non capisco il perché della campagna scatenata contro di me.

Come si sono comportati i governi che si sono succeduti in questi ultimi anni sulla vicenda di Latorre e Girone?

Penso che ci sia stato un impegno da parte di tutti, a volte persino una eccessiva pubblicità a un caso che in India è stato trattato come se fosse più una questione di rapporti con l’Italia che un giudizio processuale su due persone. Voglio sottolineare che fu approvato un accordo bilaterale che permette agli italiani condannati in India di scontare la pena in Italia. Ci tengo a sottolineare anche che, come tutti sanno, io sono fermamente contraria sia alla pena di morte sia all’ergastolo. E quindi desidero sia fatta chiarezza per i due marò… e dunque, la formulazione degli atti d’accusa e un processo equo.

Ma nel nostro Paese esiste ancora una sinistra che ha un’idiosincrasia per chiunque indossi una divisa?

Non penso. Io stessa, che per appartenenza politica, consideravo i servizi segreti come qualcosa di sconosciuto e allarmante, ho rivisto la mia posizione dopo aver conosciuto Calipari. Tutto questo è superato.

Quindi, al di là delle frange estreme, non c’è più quella netta distinzione tra la destra e la sinistra…

Basta vedere com’è nato il nuovo governo per capirlo, basta interpretare il colloquio Renzi-Berlusconi. Le identità si stanno annacquando e questo mi dispiace. Certo, non parlo del confronto violento ma dei valori e dei programmi politici. È giusto che la sinistra poggi i suoi programmi su certe compatibilità e la destra su altre. Le differenze sono necessarie.

Quali sono state le conseguenze?

L’annacquamento delle identità ha portato gli elettori ad allontanarsi, non sanno in chi riconoscersi specie se nessuno difende le loro necessità, C’è stato un impoverimento delle classi medie ma non c’è chi difende il diritto al lavoro e il Welfare. Se si continua così, la gente finisce per dare l’addio definitivo alla politica e alle istutuzioni che hanno perso credibilità. Questa sfiducia è un’incognita e può portare da qualsiasi parte.

Anche la nascita del governo Renzi, l’ennesimo che viene fuori senza il voto popolare… 

È stato un altro passo negativo, il popolo si è sentito estromesso dalle decisioni di palazzo e questo alimenta la sfiducia.

Sull’Europa c’è un clima di sfiducia analogo…

Credo che l’Europa vada difesa ma cambiata. Le imposizioni non possono essere accettate come sono state accettate fino ad oggi. La prima cosa da contrattare è il fiscal compact e dev’essere chiaro che l’obiettivo di fondo non è sempre quello di mantenere il debito entro certi limiti: se un Paese è in forte crisi, meglio creare lavoro che pensare solo a ridurre il debito.