Giornale tedesco sfotte Renzi: assomiglia a Mr Bean. Ma i politici di Berlino si sono guardati allo specchio?

I tedeschi non ce la fanno proprio a prendere i nostri politici sul serio. Alla spocchia teutonica uniscono il classico pregiudizio antitaliano, che frau Merkel ha prealtro recentemente rinverdito. Così, il quotidiano Die Tageszeitung non ha trovato niente di meglio da fare, per salutare l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, che evidenziare una somiglianza nella mimica e nell’aspetto tra il nuovo premier italiano e l’attore britannico Rowan Atkinson, che interpreta con successo, da anni, il personaggio di Mr Bean. Il quotidiano germanico si è divertito a confrontare alcune smorfie di Renzi con quelle dell’attore comico. E  in effetti una certa somiglianza risulta. Detto ciò, non si vede proprio che senso abbia proporre al pubblico un confronto del genere, se non il senso dell’ irrisione e della svalutazione. La qual cosa è decisamente irritante,  perché quello che sta vivendo l’Italia è un momento drammatico e non è lecito per la stampa tedesca lanciare fin da subito, contro il neopremier, le bordate di un sarcasmo da quattro soldi. Questo va detto indipendentemente dal giudizio che si può dare del discorso tenuto da Renzi in Parlamento o dal grado di simpatia (o di antipatia) che può ispirare la sua figura. Può anche non piacere ( e sicuramente a noi non piace) il fatto che il leader del Pd sieda a Palazzo Chigi, ma deve essere a tutti chiaro che i lazzi stranieri all’indirizzo del capo del governo italiano sono lazzi contro l’Italia. E sarebbe bello che anche la sinistra italiana tenesse a mente tale principio quando il capo del governo è di centrodestra. Ciò, come è noto, non è accaduto nel periodo in cui il bersaglio preferito dei giornali stranieri era Berlusconi. Ma questo è un altro discorso.

Ironia per ironia o, se preferite, becerume per becerume, vale allora la pena ricordare che il cognome del grande Helmut Kohl, il riunificatore della Germania e il “padre” (insieme con Mitterrand) dell’Ue nella sua attuale versione, era un cognome po’ buffo. “Kohl” in tedesco vuol dire infatti “cavolo”.  Ma tutti si guardarono, all’epoca del trattato di Maastrincht di chiamare lo statista tedesco con la traduzione in italiano del suo cognome. Invece di scrivere “sta nascendo l’Europa del Kohl” si poteva tranquillamente scrivere “sta nascendo l’Europa del Cavolo”: se non altro, si sarebbe dimostrato di possedere una vista decisamente lunga.