Genocidio in Tibet, dalla Spagna ordine di cattura per l’ex-presidente cinese Jiang Zemin

Il giudice dell’Audiencia Nacional, la Corte Nazionale spagnola, Ismael Moreno, ha formalizzato oggi, attraverso l’Interpol, un ordine internazionale di cattura e detenzione in carcere senza condizionale, per il genocidio in Tibet e per le violazioni dei diritti umani, dopo l’invasione cinese del 1950, nei confronti dell’ex presidente cinese Jiang Zemin, dell’ex premier Li Peng e di altri tre ex-dirigenti del partito comunista cinese.
Il giudice Moreno, che da seguito alla denuncia presentata nel 2006 dal Comitato di Supporto per il Tibet, accusa, fra l’altro, Jiang Zemin di aver esercitato un’autorità di vigilanza” sulle persone che hanno commesso abusi direttamente. Secondo la denuncia presentata al giudice spagnolo, sono state promosse politiche tese a popolare la Regione Autonoma del Tibet con una maggioranza etnica Han, arrestando migliaia di tibetani per lunghi periodi di tempo, torturando i detenuti e sottoponendoli ad altri abusi illegali, sia fisici che mentali. In questo contesto il governo cinese è anche accusato di aver cercato di sottomettere sottomettere indiscriminatamente i tibetani con politiche di pianificazione familiare fra le quali spicca la diffusa pratica di aborti e di sterilizzazioni forzate.
Nell’inchiesta si fa riferimento alle violenze perpetrate contro la popolazione tibetana dal 1971, anno in cui il codice penale spagnolo recepì il reato di genocidio, al 2005.
Il provvedimento di ieri – annunciato inizialmente a novembre, ma rispetto al quale il magistrato Ismael Moreno, aveva inizialmente preso tempo – si fonda sulle accuse di genocidio, tortura e lesa umanità. La decisione del giudice Moreno sta creando non pochi problemi diplomatici al governo spagnolo costretto a fare i conti con l’irritazione, espressa a chiare lettere dal governo cinese, per quelle che reputa gravi intromissioni nelle proprie politiche interne tanto che il governo Rajoy sta affrontando la questione con il tentativo di riformare le leggi che oggi consentono alla magistratura spagnola di indagare, per competenza, sui crimini contro l’umanità e altri crimini al di fuori del territorio spagnolo.
Il Comitato di Sostegno al Tibet, così come la Fondazione Casa del Tibet e l’Associazione costituita da Thunten Wngchen Sherpa Sherpa, cittadino di nazionalità spagnola d’origine tibetana, che hanno presentato le denunce si sono tutti costituite parti civili nella causa ma l’ordine di cattura potrebbe restare lettera morta se, come previsto, questa stessa settimana il Congresso dei deputati spagnolo approverà la riforma della giurisdizione universale, proposta proprio dal Partito Popolare del premier Mariano Rajoy: riforma che dovrebbe portare all’archiviazione di molte delle inchieste aperte sul fronte internazionale dalla giustizia spagnola e allontanare i contraccolpi politico-diplomatici.
Oltre a Jiang, presidente della Cina tra il 1993 e il 2003, il magistrato spagnolo ha ordinato l’arresto di Li Peng, il primo ministro cinese negli ultimi anni ’80 e primi anni ’90, Qiao Shi, ex-capo della sicurezza della Cina e responsabile della polizia armata, Chen Kuiyuan, segretario del Partito comunista cinese in Tibet tra il 1992 e il 2001, e Peng Peiyun, ministro della pianificazione familiare negli anni ’80.
Le tre associazioni che hanno presentato la denuncia hanno corroborato il loro esposto con materiale giudiziario arrivato da Canada, Belgio, Svezia e con le risoluzioni delle Nazioni Unite sottolineando come la leadership del PCC sia direttamente responsabili del genocidio e chiedendone quindi il loro arresto.