Futurismo superstar negli Usa: il Guggenheim dedica al genio di Marinetti la mostra di punta del 2014

Sarà The Italian Futurism 1909-1944 la mostra di punta del 2014, al Guggenheim di New York. Prima d’ora, negli Stati Uniti, non si era mai vista una mostra così completa e approfondita sulla nascita, l’evoluzione e la conclusione della nostra avanguardia artistica. Si inaugura il 21 febbraio e, per sette mesi, occuperà il prestigioso museo progettato da Frank Lloyd Wright al 1071 di Fifth Avenue. Così, dopo la scorpacciata futurista che nel 2009, in occasione del centenario del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, ha coinvolto innumerevoli istituzioni italiane, il movimento era in qualche modo tornato in naftalina, in attesa del prossimo anniversario da commemorare. Il riconoscimento in questo secondo decennio del secolo al movimento arriva dunque dal Guggenheim, con una mostra multidisciplinare che esaminerà lo sviluppo del futurismo dalla sua nascita (con il Manifesto futuristia di  FT Marinetti Manifesto nel 1909) alla sua scomparsa, ovvero alla fine della seconda Guerra mondiale. Una selezione di circa 400 opere realizzate tra il 1909 e il 1944 e presentate in ordine cronologico racconteranno al pubblico americano come il movimento abbracciasse tutti gli ambiti della creatività: pittura, scultura, architettura, design, ceramica, moda, film, fotografia, pubblicità, poesia a forma libera, e poi pubblicazioni, musica, teatro, e performance. Un movimento ce voleva “rottamare” la vecchia Italia e sognava un Paese nuovo. La mostra è organizzata da Vivien Greene, studiosa delle avanguardie europee che in passato aveva curato alcune rassegne che avevano indagato la produzione di un singolo artista, come la mostra Boccioni al Metropolitan e le esposizioni di isolati capolavori di Severini o di Balla al Guggenheim, in occasione dell’acquisizione delle opere. La Greene  ha dichiarato: «È il momento di rivalutare e di ampliare la nostra nozione di ciò che l’avanguardia ha significato».  Le opere in mostra arrivano in prestito da un certo numero di musei europei e collezioni private, e sono stati assemblati con l’aiuto di un comitato consultivo internazionale.

Da noi il dimenticatoio e la sordina, ma negli Usa il futurismo è superstar, se si pensa che la mostra del Guggennheim è in sinergia anche con il centro newyorkes Cima, il Center for Italian Modern Art, ovvero la prima fondazione italiana che ha sede a Soho, che ha lo scopo di promuovere l’arte del XX secolo negli Stati Uniti. A grande richiesta in questo spazio espositivo si potrà ammirare una mostra su Fortunato Depero, l’unico artista futurista che venne a New York (nel 1928-30 e nel 1947-49), vi lavorò e ne conobbe la cultura. Malgrado ciò, la sua adesione al fascismo gli costò l’esclusione dalla famosa mostra “XX Century Italian Art” del 1949 al MoMA. Una rivincita.New York è oggi il maggiore palcoscenico internazionale per l’arte. Tutto il mondo dell’arte passa da lì e la centralità di cui godrà il Futurismo saranno un “assist” per suscitare curiosità, interesse, nuove domande che possano sfociare in nuovi studi, in ricerche al di fuori dagli schemi abituali. Il  Cima offrirà delle borse di studio in questo senso, favorendo una maggior attenzione anche da parte degli studiosi internazionali per le vicende più recenti dell’arte italiana.