Forza Italia: Napolitano regista del complotto. La replica: fumo, solo fumo. È l’atto finale del governo Letta?

Le rivelazioni di Alan Friedman sul modo in cui sarebbe nato il governo Monti scatenano un incendio nel turbolento quadro politico italiano. Qual è la notizia che ha innescato la miccia? Il fatto che dal Quirinale sarebbero arrivati segnali nell’estate del 2011 all’ex premier Mario Monti in vista di un governo d’emergenza che avrebbe dovuto sostituire quello legittimo guidato da Silvio Berlusconi. La capitolazione del Cavaliere è datata novembre 2011. Ma le grandi manovre erano iniziate molto prima e tra i “registi” dell’operazione figurano anche Carlo De Benedetti e Romano Prodi. Entrambi avrebbero consigliato a Mario Monti, all’epoca solo economista molto quotato in Europa e con entrature importanti nel mondo della finanza, di accettare la missione confezionata per lui dal Colle. In ottobre arriverà la lettera dell’Ue con le drastiche misure di rientro dal deficit dettate al nostro Paese. Quindi il picco dello spread a 552 punti. E infine le dimissioni di Berlusconi che sempre aveva parlato di un complotto dell’eurofinanza ai danni del centrodestra. Ora qualche conferma affiora, grazie al Corriere che pubblica il retroscena in prima pagina. E il panorama politico subisce il contraccolpo.

Mario Monti al Tg1 “confessa”: “Nell’estate del 2011 ho avuto dal presidente della Repubblica dei segnali: mi aveva fatto capire che in caso di necessità dovevo essere disponibile. Ma è assurdo che venga considerato anomalo che un presidente della Repubblica si assicuri di capire se ci sia un’alternativa se si dovesse porre un problema”. Forza Italia non la prende bene. Fioccano i commenti adirati e indignati. Augusto Minzolini si spinge a evocare la possibilità di fare asse con i grillini nella procedura di impeachment contro Giorgio Napolitano. Il senatore Lucio Malan è ancora più esplicito: gli azzurri non hanno intenzione di chiudere con il voto di domani sull’infondatezza il capitolo impeachment. Serve più tempo. E le rivelazioni sulle manovre di Napolitano pesano come un macigno in queste ore convulse.

Al Quirinale Napolitano si riunisce con i suoi consiglieri e spedisce una lettera di giustificazione al sito online del Corriere. Una fretta anomala. Una procedura insolita ma proporzionata alla gravità delle circostanze. Non ci fu complotto, è tutto “fumo, solo fumo”. Monti? “Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera“. Fu ricevuto al Colle quindi, e non solo in estate. Era una risorsa, insomma. Ecco i “veri fatti” secondo Napolitano: “Ma i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili – scrive –  ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggioranza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008. Basti ricordare innanzitutto la rottura intervenuta tra il Pdl e il suo cofondatore, già leader di Alleanza Nazionale, il successivo distacco dal partito di maggioranza di numerosi parlamentari, il manifestarsi di dissensi e tensioni nel governo (tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’economia ed altri ministri), le dure sollecitazioni critiche delle autorità europee verso il governo Berlusconi che culminarono nell’agosto 2011 nella lettera inviata al governo dal Presidente della Banca Centrale Europea Trichet e dal governatore di Bankitalia Draghi”. “L’8 novembre la Camera respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato – continua il capo dello Stato –  e la sera stessa il Presidente del Consiglio da me ricevuto al Quirinale convenne sulla necessità di rassegnare il suo mandato una volta approvata in Parlamento la legge di stabilità. Fu nelle consultazioni successive a quelle dimissioni annunciate che potei riscontrare una larga convergenza sul conferimento a Mario Monti – da me già nominato, senza alcuna obiezione, senatore a vita – dell’incarico di formare il nuovo governo”. Altero Matteoli (Pdl) commenta lapidario: “Ricostruzione notarile, i dubbi restano”. E l’incendio anche.

Ora tutti valutano le conseguenze politiche del “siluro” lanciato dal Corriere. Perché? Non è escluso che il quotidiano diretto da De Bortoli, superato nelle vendite da Repubblica, abbia voluto riprendersi un po’ di visibilità. Di certo il colpo assestato a Napolitano fa vacillare il governo Letta come mai prima d’ora. Il premier ha difeso con veemenza il Capo dello Stato: “Stupisce la contemporaneità di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del M5S di delegittimare il ruolo di garanzia della Presidenza della Repubblica. A questi attacchi si deve reagire con fermezza”. Ma anche Angelino Alfano, un tempo anche lui sostenitore del complotto ai danni di Berlusconi, può seguire questa linea? Matteo Renzi tace, avendo intuito già che se precipita tutto per lui si chiude la stagione contrassegnata dal rischio del logoramento. Ma soprattutto capisce che i tempi supplementari per l’esecutivo Letta sono agli sgoccioli e il suo silenzio è eloquente. Berlusconi a sua volta sa che sull’onda della teoria del complotto ai suoi danni arriveranno più consensi mentre nel Pd renziani e lettiani incroceranno le lame. E Monti? L’ex premier, non è una novità, ha il dente avvelenato con Letta e vederlo cadere non sarà certo per lui un triste spettacolo.