Fassina lancia la carta d’intenti della sinistra dem. «Matteo non può chiederci di tacere»

Il pressing più ostinato viene da casa. Gli ostacoli principali, pardon i contributi programmatici, sulla strada di Renzi che entro sabato vuole chiudere la partita della fiducia, arrivano dalla minoranza interna. Se Gianni Cuperlo minaccia di sfilarsi insieme a una decina di senatori, l’ex viceministro Stefano Fassina è al lavoro per la «carta d’intenti» della minoranza dem. Una sfida al premier incaricato? «Se di sfida si tratta, è per le riforme», spiega intervista da Repubblica. L’allungamento dei tempi della crisi è musica per le orecchie degli antirenziani:«È  chiaro che non può esserci una soluzione in solitudine. Non può esserlo perché serve il consenso delle altre forze politiche. Noi offriamo un contributo, poi valuteremo i risultati». Fassina sa di non potere dettare il cronoprogramma del dopo Letta ma non rinuncia a mettere sul piatto alcune proposte «di buon senso» con al primo posto il lavoro («per noi è una questione di macroeconomia»).  Sull’ occupazione, «’le regole del mercato del lavoro sono marginali, puntiamo su maggiori attività produttive, flessibilizzazione dei tempi di lavoro, contratti di solidarietà, incentivazione del part-time. E pensiamo che la disoccupazione giovanile vada attaccata con il servizio civile per il lavoro». Non si spinge a minacciare la sfiducia ma lancia segnali chiarissimi: «Non ci chiedano di tacere. Se l’alternativa è stare qui ed alzare le mani fino alle prossime primarie, lo dicano. Noi vogliamo contribuire a dare risposte. Se poi non bisogna disturbare il manovratore, basta saperlo così faremo le nostre valutazioni».  Un out out? «Siamo tutti responsabili, rappresentiamo il nostro punto di vista, misureremo i provvedimenti del governo nel merito», dice ancora Fassina che per primo ha sollecitato un chiarimento sulla rotta del governo dopo la vittoria di Renzi alle primarie. «In quale Paese – punzecchia – il segretario del principale partito di governo sostiene che è fallimentare l’esecutivo di un premier del suo partito?».