Elezioni europee: cresce la disaffezione (un po’ meno in Italia)

Che le elezioni europee abbiano scarso mordente sui cittadini è un dato di fatto. In Italia, però, questa chiamata alle urne ha sempre esercitato più appeal che altrove. Secondo una ricerca documentale effettuata dal Parlamento di Strasburgo, dal 1979 la partecipazione alle europee in tutti gli Stati membri è diminuita in media di quasi 19 punti percentuali, passando dal 61,99% del 1979 al 43% del 2009. Il tasso di astensione è cresciuto di quasi 27 punti percentuali, dal 30,08% del 1979 al 57% del 2009. Escludendo i Paesi in cui vige l’obbligo di voto, all’ultima tornata del 2009 l’affluenza più elevata è stata riscontrata a Malta (78,8%), in Italia (65%) e in Danimarca (59,5%). Pur vantando un’alta percentuale di partecipazione, l’Italia tuttavia di rientra tra i quattro Paesi in cui l’affluenza ha subito il decremento maggiore (-6.67%) negli ultimi trent’anni. Notevole il calo in Grecia (-10.61%), colpita duramente, proprio quell’anno, dalla crisi economica. Affluenza crollata addirittura in due Paesi entrati nell’Ue nel 2004, Lituania (-27.40%) e Cipro (-13.10%), che per il loro recente ingresso hanno vissuto soltanto due tornate elettorali: quella del 2004 e quella del 2009. Slovacchia (80,4%), Lituania (79%) e Polonia (75,5%) – che hanno fatto ingresso nel “club” dell’Ue solo dieci anni fa – registrano invece la percentuale più elevata di non votanti. Il distacco più evidente è quello con le nuove generazioni. Alla tornata del 2009 oltre il 70% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non ha votato. Anche le classi sociali meno abbienti si sono caratterizzate per l’astensionismo, un fenomeno che ha colpito oltre il 66% di chi riteneva di appartenere ad una fascia medio-bassa. Per quanto riguarda i non votanti, Il 22% ha affermato di non votare mai, mentre il 32% aveva deciso di astenersi qualche giorno prima delle elezioni (16%) o lo stesso giorno delle elezioni (16%). In assoluto, andando a scandagliare le motivazioni del voto, è prevalso il cosiddetto “voto civico”, legato all’assolvimento del proprio dovere di cittadino, percepito soprattutto tra gli over 55, dirigenti o pensionati. L’astensione, invece, è dovuta innanzitutto alla scarsa conoscenza dell’Unione Europea e del funzionamento del Parlamento di Strasburgo, seguita dallo mancato interesse per gli affari europei e dalla mancanza di dibattito pubblico in campagna elettorale. Per ciascuno Stato membro, il tasso di affluenza alle elezioni europee del giugno 2009 è stato poi confrontato con il tasso di affluenza delle più recenti elezioni parlamentari. Dal paragone emerge che le elezioni nazionali piacciono decisamente di più. La sperequazione tra l’affluenza voto per le due tipologie è evidente in Svezia e in Slovacchia (-39% in entrambi i Paesi), in Austria (-32%) e nel Regno Unito (-30%). Più bassa in Italia (-15%) e in Irlanda (-10%).